fbpx Biennale Arte 2022 | Ovartaci
La Biennale di Venezia

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Ovartaci

1894 – 1985, Danimarca


  • MAR - DOM
    23/04 > 25/09
    11.00 - 19.00

    27/09 > 27/11
    10.00 - 18.00
  • Padiglione Centrale
  • Ingresso con biglietto

Ovartaci – nata Louis Marcussen – completa il suo apprendistato come pittrice naturalista prima di emigrare in Argentina nel 1923. Per sei anni viaggia per il Paese, prima di fare ritorno in patria, provata. Al suo rientro, la famiglia la fa internare presso l’ospedale psichiatrico di Risskov, dove vivrà e lavorerà per i successivi cinquantasei anni. L’artista adotta il nome “Ovartaci” – che significa “Capo Matto” –, una sorta di gioco di parole tra “ovar”, termine che designa una figura ospedaliera di spicco come un “primario di Psichiatria”, e “taci” da “tossi”, termine colloquiale che indica un paziente psichiatrico. Assegnatole il genere maschile alla nascita, dopo essersi battuta a lungo per cambiare sesso, e in seguito a un maldestro tentativo compiuto personalmente, Ovartaci convince l’ospedale a sottoporla all’intervento chirurgico di affermazione del genere femminile1. I disegni e i dipinti di Ovartaci raffigurano gruppi di creature dai tratti animali con lineamenti esili e allungati. Le figure spesso appaiono all’interno di scene mitologiche che evocano vite di epoche precedenti, dall’Antico Egitto ai circhi pagani. Ovartaci scolpisce anche bambole di grandi dimensioni vestite con abiti dipinti o realizzati in tessuto. L’intera opera è percorsa dal sogno della fuga, elemento che si manifesta più dichiaratamente negli innumerevoli disegni, progetti e modelli in cartone e legno di un elicottero in grado di volare oltre i muri dell’ospedale.

Melanie Kress

 

Negli ultimi anni della sua vita, l’artista avrebbe iniziato a identificarsi come uomo. La maggior parte della letteratura critica si riferisce a Ovartaci usando il pronome femminile, come abbiamo fatto in questo testo, consapevoli che esistono altri approcci in merito.

Padiglione Centrale
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