Negli ultimi vent’anni, Kemang Wa Lehulere ha attinto a oggetti di uso quotidiano e a riferimenti visivi per affrontare una serie di temi cruciali nelle sue performance e installazioni. Questi includono l’oppressione razziale, la violenza, l’identità, la censura, la discriminazione educativa e, più in generale, la politica e i sistemi di controllo e di rappresentazione, soprattutto in Sudafrica. Con esperienza nell’ambito delle belle arti, nel teatro, nella poesia e nella cinematografia, l’artista ha adottato un approccio transmediale per affermare il suo stile e le sue convinzioni politiche in modo espressivo e giocoso dal punto di vista narrativo.
I Bleach My Words for Your Comfort è una biblioteca allegorica che al posto dei libri ospita più di settecento mattoni di argilla dipinti di nero lavagna e disposti in file su scaffali verdi. Come in qualsiasi biblioteca vera e propria, i libri-mattoni sono disposti in modo organizzato, rivestiti e per lo più allineati in verticale con i dorsi rivolti verso l’esterno. Tra di essi sono disseminati calchi a mano in bronzo e resina che rappresentano le lettere dell’alfabeto della lingua dei segni. L’insieme punta il dito contro le burocrazie della censura e il ciclo di violenza che queste hanno inflitto alla produzione di conoscenza.
Wa Lehulere vuole portare alla luce la metanarrativa della storia – la sua tendenza alle lacune, all’amnesia selettiva, alla rielaborazione, alla dimenticanza e alla depoliticizzazione – piuttosto che tentare di correggerla. Nel Sudafrica post-apartheid la sua è una voce critica importante, che sostiene una nuova coscienza storica nell’arte contemporanea.
—Athi Mongezeleli Joja