La pratica di Gala Porras-Kim riguarda le complesse relazioni tra gli artefatti culturali, i musei e le convenzioni istituzionali che classificano e narrano il loro posto nella storia. Il suo progetto riunisce disegni, sculture e video che riflettono il suo impegno costante nei confronti delle struttura di conservazione e dei processi con cui gli operatori museali plasmano il significato e la funzione degli oggetti del patrimonio culturale, in modo sia distruttivo che generativo. L’opera dell’artista ci invita a vedere come i trattamenti conservativi che ricostruiscono o compensano le informazioni perdute abbiano conseguenze epistemiche.
I punti di riferimento concettuali del progetto includono i “dieci agenti di deterioramento”, un framework sviluppato nell’ambito della conservazione per classificare le principali cause di danno. L’agente peculiare della “dissociazione” descrive come gli oggetti cadano nell’oblio all’interno dei musei stessi, quando vengono separati dai loro indici e dalle informazioni contestuali. Porras-Kim esamina, ad esempio, il modo in cui nuove storie di oggetti emergono dalle tecniche di conservazione della ricostruzione tessile; o ancora gli oggetti rimodellati realizzati con i tessuti che un ex dipendente ha rubato dalle collezioni del V&A. Per l’artista, una costante negoziazione del cambiamento è presente in profondità nelle istituzioni culturali, nonostante i loro sforzi per fermare gli oggetti in un particolare stato. Come sottolineano Porras-Kim e la conservatrice Annika Finne, “il processo di conservazione stesso può diventare un crogiolo da cui attingere nuove conoscenze culturali”.
—Gabe Beckhurst Feijoo