fbpx Biennale Arte 2026 | Annalee Davis
La Biennale di Venezia

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Annalee Davis

1963, Saint Michael, Barbados
Vive a Saint George, Barbados


  • MAR - DOM
    09/05 > 30/09
    11.00 - 19.00
     
    VEN - SAB FINO AL 30/09 (SOLO SEDE ARSENALE)
    11.00 - 20.00
     
    01/10 > 22/11
    10.00 - 18.00
  • Giardini / Arsenale
  • Ingresso con biglietto

Annalee Davis vive e lavora nell’ex piantagione di Barbados in cui la sua famiglia creola ha risieduto per generazioni. La sua pratica di artista, scrittrice e organizzatrice di eventi culturali è radicata nelle realtà vissute di quella terra. Davis scava nel passato coloniale, nell’eredità delle economie delle piantagioni e nelle dinamiche razziali, di classe e di genere che plasmano la società caraibica, prestando particolare attenzione al modo in cui i traumi storici si intrecciano con la vita contemporanea. Per oltre un decennio, Davis ha cercato di individuare strategie per attenuare le conseguenze del periodo delle piantagioni, in un intreccio di storia, economia, agricoltura e coscienza spirituale, entrando in contatto con la bellezza della natura selvaggia e approfondendo la storia delle piantagioni per confrontarsi con le eredità della violenza ed esplorare percorsi di guarigione.

In Let This Be My Cathedral (2025-2026), sviluppata per la Biennale Arte 2026, Davis presenta un’installazione multimediale composta da un erbario a parete ricavato dalle piante coltivate nel giardino della sua casa a Barbados, che recupera le tradizioni locali del giardinaggio caraibico, insieme a un tessuto ricamato a mano, disegni di palme realizzati con la tecnica del torch-stencil che tappezzano il pavimento e una riproduzione a grandezza naturale di un uccello, il chiurlo eschimese, la cui specie è stata osservata per l’ultima volta a Barbados nel 1963 e oggi presumibilmente estinta. Progettata come un rifugio semicircolare, l’installazione mira a trasformare la disperazione in presenza attenta, utilizzando il tema dell’estinzione come catalizzatore per l’introspezione, la responsabilità etica e l’azione collettiva.

—Miguel A. López

Giardini / Arsenale

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