Operando tra performance, installazione e film, Berni Searle trasforma se stessa in un’astrazione per aprire un universo di significati. La sua videoinstallazione a tre canali Interlaced (2011) è stata girata a Bruges, in Belgio. Un tempo soprannominata “la Venezia del Nord”, la città subì una battuta d’arresto nell’Ottocento e fu poi rilanciata come centro culturale e commerciale dal famigerato re Leopoldo II.
La forma avvolta in un drappo d’oro, esposta all’interno dell’elegante municipio, si rivela essere l’artista, che poi sostituisce il tessuto con un velo di pizzo. La colonna sonora, composta dal musicista sudafricano Neo Muyanga e ispirata al richiamo musulmano alla preghiera, è stata eseguita sul carillon del Beffroi. Le mani ricoperte d’oro di Searle sono un promemoria della brutalità perpetrata dal popolo belga in Congo, dove ai lavoratori che non raggiungevano la soglia imposta dall’amministrazione coloniale per la raccolta della gomma venivano tagliate le mani.
I pannelli dell’installazione fotografica Sediment (2023) compongono un’immagine della Jagger Reading Room dell’Università di Città del Capo all’indomani dell’incendio del 2021, in cui andò distrutta, tra le altre cose, un’importante collezione di film africani. L’opera si interroga sui cambiamenti di stato della materia e sul modo in cui i significati si stra- tificano. Dopo l’archivio vi è l’immaginazione. Searle ci invita a trovare il coraggio di creare a partire dalle fratture, mentre piangiamo l’incendio del nostro mondo.
—Sinazo Chiya