Carrie Schneider utilizza tecniche di fotografia analogica per analizzare i format dei media e le rappresentazioni spesso sessiste che essi producono e veicolano. Utilizzando una macchina fotografica da lei stessa costruita, delle dimensioni di una stanza, trasferisce sequenze di film fotogramma per fotogramma dal suo telefono su carta fotografica, stratificando fonti di un presente ad alta intensità di immagini – dalle istantanee ai filmati di sorveglianza, fino ai social media, alla storia dell’arte e all’archivio dei suoi lavori – attraverso esposizioni multiple.
First Living Woman (2026) è realizzato a partire da un’enorme bobina di carta cromogenica industriale che dà vita a un continuum fotografico lungo un chilometro ed è dedicata a un segmento di 8" tratto da La Jetée (1962) di Chris Marker: si tratta dell’unico momento del film in cui le immagini sono effettivamente in movimento e che mostra il ricordo del volto di una donna, interpretata da Hélène Châtelain, che indugia tra sonno e veglia. Le opere della serie Deep Like (2020-2021) citano riferimenti che includono Sigmar Polke, Imogen Cunningham, Chantal Akerman o un altro intenso primo piano cinematografico con Romy Schneider nel film di Andrzej Żuławski L’important c’est d’aimer (1975).
A partire da immagini di rottura dal punto di vista cinematografico, l’artista crea una scappatoia per questi istanti del passato, trascorrendo settimane con queste donne, fotogramma dopo fotogramma. Attraverso questo percorso, il cinema con la C maiuscola incontra un presente inquietante, osservato attraverso uno scrolling distratto. Contro la scomparsa sia del volume del quotidiano che della storia in generale, la sua opera si dispiega come un atto monumentale di ricordo cromogenico.
—Sarah Lookofsky