Nell’ultimo lungometraggio di Jean-Luc Godard, Le livre d’image, l’autore si è avvalso degli strumenti che hanno caratterizzato la sua carriera: spezzoni di film sovrapposti, citazioni letterarie e musicali, dipinti e statue, foto giornalistiche, documenti ufficiali, la sua voce e quella di altri.
Alla Biennale Arte 2026, Fabrice Aragno, uno dei collaboratori di Godard dai primi anni 2000, propone Sentiments Signes Passions (Feelings Signs Passion): about Jean-Luc Godard’s Livre d’image. L’installazione produce un’esperienza visiva e sensoriale completamente diversa rispetto al film originale, pur mantenendosi fedele alla logica di Godard.
Le livre d’image era strutturato in due parti, la prima delle quali suddivisa in cinque capitoli, “come se vedessimo le cinque dita prima di vedere l’intera mano”, per dirla con Godard stesso. La sua ipotesi era che le culture mediterranee e mediorientali, origine delle tre principali religioni monoteiste, oltre che Platone e Aristotele, Marx e Freud, oggi dominano l’ordine globale con la forza, il denaro e la cultura, ma non sono riuscite a produrre un linguaggio capace di gestire la complessità del mondo – dando luogo così a una serie infinita di catastrofi.
Aragno separa le cinque dita di Godard dalla mano, ma recupera lo spirito di Le livre d’image attraverso proiezioni su tessuti trasparenti tra cui i visitatori possono muoversi. Laddove Godard prediligeva il montaggio, Aragno utilizza lo spazio e la trasparenza. Godard, che approvò l’installazione iniziale di Aragno, soprannominò questo apparato projections vivantes (proiezioni viventi).
—Jean-Michel Frodon