Hagar Ophir porta le potenzialità delle storie passate nel nostro presente, permettendoci così di immaginare il futuro in modo diverso. Il suo progetto in corso, Bound with the Living, si sviluppa come un’indagine collettiva incentrata su oggetti densi di memoria, attivandoli attraverso evocazioni rituali, irrompendo nel tempo del passato e sconvolgendo la linearità della storia. Nello spazio carico che si apre nel processo, la conoscenza ancestrale preme sul presente, allentando ciò che appare fisso e riconfigurando le realtà contemporanee. Questa evocazione insiste sull’incontro con ciò che persiste nell’ombra: storie incompiute, presenze inquiete e il peso di ciò che rimane irrisolto.
L’installazione multisensoriale Bound with the Living: Gathering in Venice include un palcoscenico per sedute spiritiche creato da Ophir insieme ad Antonia Eckardt, con una tavola Ouija che accoglie gli spiriti che parlano e leggono diverse lingue, tra cui l’arabo e lo yiddish. Il pubblico è invitato a confrontarsi con i modelli degli oggetti utilizzati durante le sedute spiritiche. Ogni modello è accompagnato da un’opera sonora binaurale che li colloca saldamente come portatori di conoscenza e trasporta chi ascolta nelle diverse spazio-temporalità di cui gli oggetti sono stati testimoni. Il suono è fondamentale; ascoltando con tutto il corpo le persone sono invitate ad aprirsi al ritorno degli spiriti che infestano gli oggetti.
—Ma’ayan Ashash e Miriam Schickler