L’estetica della gioventù chicana ha influenzato a lungo l’atmosfera e il tessuto di Los Angeles. Guadalupe Rosales attinge a questo archivio materiale ed emotivo soprattutto della sua generazione, che ha vissuto l’adolescenza negli anni Novanta: volantini di feste in cortile e rave, lettere scritte a mano piene di cuori e grafie particolari, magliette e cappellini vintage che identificavano i gruppi di amici. Rosales li colleziona insieme alle sue fotografie personali e a quelle che i follower inviano ai suoi account Instagram @veteranas_ and_rucas e @map_pointz. Espone poi questi oggetti all’interno di installazioni più grandi che raccontano storie di gioie, dolori e cameratismo.
I suoi ambienti scultorei, illuminati in modo particolarmente scenografico, espongono l’archivio creando atmosfere che spaziano dal fantastico al funereo e traendo ispirazione dall’architettura indigena, dai locali notturni o dalla cultura 156 automobilistica. Foto e oggetti sono integrati in specchi infiniti caratterizzati da un’illuminazione particolare. Le istantanee e i volantini, pressati tra due lastre di vetro, sono sospesi su pezzi di pavimento a specchio, come ricordi che fluttuano nel tempo e nello spazio. Alcune eleganti fotografie dell’artista catturano i dettagli delle elaborate verniciature che decorano le auto personalizzate. Alla Biennale Arte 2026, Rosales presenta questi oggetti in una struttura aperta realizzata con una leggera intelaiatura d’acciaio che rimanda a un fantasma architettonico residuo del passato. Transitare in questo spazio significa attraversare la rete che unisce momenti di solitudine individuale al brivido di un’evasione collettiva.
—Carolina A. Miranda