L’installazione di Kader Attia parte dalle parole di uno sciamano vietnamita, secondo il quale i virus informatici sono “entità spirituali” che cercano di ostacolare il dominio umano sul mondo virtuale. Attia interpreta queste parole come una forma di “antropologia metafisica”, riconoscendo che esse pongono domande che meritano di essere considerate: Il mondo virtuale è popolato da spiriti? Antenati e altre forze dell’universo stesso cercano di possederci attraverso le vene dell’elettricità?
Whisper of Traces sembra chiedere: “Se decidiamo di ascoltare questo sciamano, quali possibilità ci si aprono?” Entrando in un corridoio labirintico, circondati da oggetti che fondono statue rituali africane e arte moderna, ci troviamo di fronte a contenitori in rete di erbe essiccate – tracce mnemoniche che ci collegano ai nostri ricordi e a quelli degli antenati. Le corde ricoperte di frammenti di specchio creano una foresta attraverso la quale ci muoviamo. È come se gli spiriti che abitano l’Amazzonia si fossero infiltrati nella tecnologia audiovisiva che crea questo ambiente. La tecnologia crede di controllare lo spazio perché lo produce. E se invece fossero gli spiriti a controllare la tecnologia?
L’installazione di Attia ci invita a vedere la continua divinizzazione dell’IA non come un mero risultato feticista creato dal capitale, ma piuttosto come un antico daímōn greco: un genio che può essere demoniaco senza essere necessariamente malvagio.
—Mohamed Amer Meziane