Nel 1974 Linda Goode Bryant fonda a New York Just Above Midtown, una galleria d’arte che ha creato un contesto vitale per gli artisti concettuali neri. Negli anni Novanta si è dedicata alla realizzazione di documentari. Attualmente dirige Project EATS, un’iniziativa di agricoltura urbana che sostiene la produzione di cibo sostenibile nei quartieri afroamericani e ispanici. Durante tutto il suo precorso artistico è rimasta legata a quello che definisce “il nostro potere innato di usare ciò che abbiamo per creare ciò di cui abbiamo bisogno”.
—Thomas Lax
Thomas Lax: Come descriveresti Still Life?
Linda Goode Bryant: Il primo componente è una fattoria ai Giardini. Il secondo è costituito da filmati di piante selvatiche che ricoprono edifici e altre strutture create dall’uomo a Venezia. Il terzo, infine, è un filmato in loop di venti minuti proiettato all’Arsenale e realizzato con materiali d’archivio che ho girato negli ultimi venticinque anni.
TL: Cosa coltiverete nella fattoria?
LGB: Verdure che già si coltivano a Venezia: verdure di qualità, bietole, lattughe e pomodori. e il preferito di Koyo… il gombo.
TL: Cosa ritieni sia in gioco nel tuo contributo alla Biennale Arte?
LGB: Realizzare un’opera che catturi la visione di Koyo Kouoh e ispiri i visitatori a osservare ciò da cui troppo spesso distogliamo lo sguardo, a metterlo in discussione, a immaginare alternative e a creare modi per prendersi cura del benessere della terra e delle sue numerose specie, compresa la nostra.