fbpx Biennale Arte 2026 | Otobong Nkanga
La Biennale di Venezia

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Otobong Nkanga

1974, Kano, Nigeria
Vive ad Anversa, Belgio, e a Uyo, Nigeria


  • MAR - DOM
    09/05 > 30/09
    11.00 - 19.00

    01/10 > 22/11
    10.00 - 18.00
  • Padiglione Centrale
  • Ingresso con biglietto

Per la Biennale Arte 2026, Otobong Nkanga ha rivestito con mattoni di produzione locale le quattro colonne che sostengono la facciata del Padiglione Centrale dei Giardini. I vasi in ceramica fissati al rivestimento contengono piante che espandono gradualmente radici e rampicanti fino ad avvolgere le colonne. Opere in vetro di Murano, rampicanti, la cui forma richiama un tipo di zucca che cresce in Africa occidentale, pulsano di una luce che ricorda il battito del cuore di un organismo traslucido. Come in molti dei suoi progetti precedenti, Nkanga concepisce i suoi lavori come luoghi di incontro tra persone e natura sulla colonna sonora delle minor keys, le “tonalità minori” del mondo.

Nkanga ha trasformato il Giardino delle Sculture di Carlo Scarpa in uno spazio accogliente che invita il pubblico a fare una sosta. Qui, sono disposte direttamente sul pavimento rocce di vario tipo e dimensione, estratte da cave nelle vicine regioni d’Italia. Le loro stratificazioni rivelano archi temporali insondabili. Alcune delle cavità sono colme di acqua piovana, mentre altre ospitano piante aromatiche.

Per Nkanga, la narrazione non è un dono esclusivo degli esseri umani. Al contrario, nella sua visione ogni elemento che costituisce questo mondo è in grado di parlare. La sua arte manifesta le relazioni implicite tra la terra e noi stessi, trascendendo con delicatezza i confini nazionali, le differenze culturali e le barriere linguistiche per metterci in connessione gli uni con gli altri.

—Kimihiko Nakamura

Padiglione Centrale
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