fbpx Biennale Arte 2026 | Nolan Oswald Dennis
La Biennale di Venezia

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Nolan Oswald Dennis

1988, Lusaka, Zambia
Vive a Johannesburg, Sudafrica


  • MAR - DOM
    09/05 > 30/09
    11.00 - 19.00
     
    VEN - SAB FINO AL 30/09
    11.00 - 20.00
     
    01/10 > 22/11
    10.00 - 18.00
  • Arsenale
  • Ingresso con biglietto

La pratica di Nolan Oswald Dennis chiama in causa la terra, gli elementi e il cosmo come complici nel reimmaginare il mondo al di là delle egemonie consolidate. Guidato dalla cosmopoetica e dalla geopoetica africane, l’artista traccia un percorso verso un luogo in cui la profondità della nozione di blackness tocca le viscere della terra, portando così in superficie concezioni alternative del pianeta. Dennis ci conduce nella sconfinatezza del suono, dove il ronzio polifonico della terra ci orienta verso una concezione polivalente dei diversi mondi (indigeno, nero, queer) che porta con sé.

Le opere Black Earth Calendar e Black Water Station (Mbarara) sono costituite dalle registrazioni di una serie di reti di sensori sismici open source situati nel continente africano, tra cui uno nello studio stesso dell’artista. Questa tecnologia rileva i suoni a bassissima frequenza della crosta terrestre, che possono essere utilizzati per la ricerca geologica e per rilevare attività militari e sismiche, eruzioni vulcaniche e spostamenti tettonici. Come molti altri strumenti scientifici, le tecnologie infrasonore sono profondamente legate alla violenza militarizzata, al regime della proprietà e a una logica estrattivista che mira a conoscere la terra per trarne profitto. I suoni che ne risultano si muovono così tra scale apparentemente incommensurabili, armonizzando gli eventi di oggi in Sudan, Palestina e Sudafrica con gli infiniti meandri del tempo geologico.

—Zoë Hopkins


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