Sofía Gallisá Muriente interroga le lacune della documentazione storica di Porto Rico, dove il degrado e l’incuria hanno compromesso gli archivi istituzionali e le attività politiche rimangono ammantate di mistero: un ambiente in cui la storia si riduce in gran parte a voci di corridoio. Mentre molti considerano le lacune dell’archivio come vuoti da colmare, lei ha imparato a resistere a questo impulso coloniale, scegliendo invece di sostare nelle assenze dell’archivio per creare qualcosa di nuovo.
A Venezia, Gallisá Muriente presenta una selezione di opere dal titolo Observatorio de lagunas (Osservatorio di lacune): laguna in spagnolo significa sia “laguna” che “vuoto di memoria”. Guaniquilla Luminosa (2023) consta di immagini in Super 8 di un’insenatura di Cabo Rojo, una regione le cui rocce di epoca giurassica sono ritenute frammenti dell’antica crosta oceanica. In Últimas luces/Last Lights (2024), Gallisá Muriente documenta la proiezione di celluloide 16 mm doppiamente esposta sulle pareti della casa della nonna defunta. La stratificazione di immagini rivela un archivio intimo, instabile e parzialmente fittizio, per ricordarci che la memoria è plasmata dalla selezione, dall’omissione e dall’immaginazione. Ciné Inútil/Useless Cinema I-IX (2023-2024) è una serie di fotogrammi tratti da filmati girati da poliziotti che sorvegliavano gruppi di sinistra a Porto Rico. Le immagini sono spesso sovraesposte, sfocate e mosse, mentre le note di sorveglianza sono incomplete, inventate o piene di banalità. Il fallimento dell’oppressore, nelle mani dell’artista, è riconosciuto come una piccola vittoria.
—Marina Reyes Franco