La schiuma delle onde si infrange sui bagnanti in mare. Un uomo spacca una noce di cocco con la testa e si versa il liquido sul viso. Una donna si dondola, in stato di trance, davanti a un falò. I bambini si divertono sulle giostre di un parco divertimenti mentre i genitori, intontiti, li osservano. Sono momenti tratti da The Coast (2020), un cortometraggio di Sohrab Hura girato tra i pellegrini dello stato indiano del Tamil Nadu, che adorano la dea Kali. The Coast è un ritratto del delirio, della discontinuità e dello spazio liminale tra un giorno e l’altro.
Hura ha esordito come fotografo documentarista, ma si è allontanato da questo mezzo di comunicazione quando si è reso conto che un mondo inondato di immagini era un mondo infinitamente contestato, strumentalizzato, manipolato. Nelle prime fasi della pandemia si è dedicato alla pittura, raffigurando scene tratte dalla vita quotidiana ma anche da Internet e dal mondo della politica. Senso e non-senso collidono.
I suoi dipinti a pastello morbido su carta presentano la texture e l’energia di istantanee casuali. Alcune si sviluppano sulle superfici di scatole di cartone, in una serie intitolata Timelines. Guardando all’interno di una di queste scatole, si scopre spesso un’ulteriore immagine nascosta. Annotazioni stravaganti sulle pareti restituiscono la sensazione di un diario, dando forma a un corpus di opere che appare intimo e personale.
—Negar Azimi