fbpx Biennale Arte 2026 | Tabita Rezaire
La Biennale di Venezia

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Tabita Rezaire

1989, Parigi, Francia
Vive a Cayenne, Guyana francese


  • MAR - DOM
    09/05 > 30/09
    11.00 - 19.00
     
    VEN - SAB FINO AL 30/09
    11.00 - 20.00
     
    01/10 > 22/11
    10.00 - 18.00
  • Arsenale
  • Ingresso con biglietto

Omo Elu e Mother Trinity segnano il passaggio di Tabita Rezaire da un lavoro decoloniale di critica alla matrice del patriarcato eterosessuale capitalista bianco coloniale a una pratica di cura del mondo.

Omo Elu è costituita da pannelli di tessuto tinto di indaco che raffigurano la dea Yemaya dell’oceano yoruba, espressione fisica del rapporto di Rezaire con la dea e con l’indaco, una pianta usata nel commercio coloniale e lavorata con la forza estrattiva della schiavitù sulla stessa terra dove lei ora la coltiva. Le icone degli arazzi della Madre Trinità corrispondono alle priorità di Amakaba, la foresta sacra che Rezaire cura in Amazzonia: qui la Madre Terra protegge il giardino che offre cura, tinture e cibo. La Madre Luna protegge la nascita, le mestruazioni e lo yoga che Rezaire sostiene sulla terra. La Madre Sole, infine, è la protettrice dell’opera stellare collettiva di Rezaire, il suo planetario portatile che richiama un’astronomia antica.

La pratica artistica di Rezaire non riguarda il concetto di maternità o la dea che benedice il suo lavoro. Si tratta piuttosto di una pratica devozionale di relazione materna verso il pianeta. I suoi arazzi, cuciti dalle sue collaboratrici, donne maroon intrise discendenti da lignaggi di libertà e di rifiuto, sono documenti che ricordano come ci si possa sentire a far nascere il mondo. Per connettersi a questo lavoro è necessario abbandonare le proprie relazioni coloniali, allontanandosi dal possesso e dal dominio e rivolgersi a tutto ciò che ha dato forma al proprio respiro.

—Alessia Paolina Gumbs


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