Le opere di Tammy Nguyen danno corpo alle sue ricerche filosofiche ed etiche. In un approccio allegorico e interdisciplinare, mescolano riferimenti di geopolitica, letteratura ed ecologia, articolando un linguaggio visivo ampio che combina pittura, stampa e collage.
Alla Biennale Arte 2026, Nguyen presenta una serie di dipinti che mettono in relazione le eredità della Guerra Fredda e della Guerra del Vietnam, la persistente minaccia della guerra nucleare e, come una sorta di guida intertemporale, la Divina Commedia di Dante. La composizione è ricca e densa di riferimenti, con immagini tratte dalla letteratura, da esplosioni vulcaniche e da eventi come la crisi dei missili di Cuba. Come quando si osserva il cielo, è presente sia il sapere che il non sapere. La figura e lo sfondo sfarfallano alternativamente. Le opere sono ricoperte di stelle impresse a caldo sulla loro superficie stratificata. La scelta della carta come supporto consente alle opere di respirare, creando spazio sia per l’armonia che per la dissonanza.
I libri d’artista, eleganti ed elaborati, sono al centro della pratica di Nguyen. La mostra ne comprende tre della serie Inferno: A Welter of Language, Snake in the Grass e Open Eyes, insieme a Paradise: The Bread of Angels, che contiene undici libretti. Per Tammy, una superficie, così come un individuo o una nazione, può sintonizzarsi e contenere più voci. Il suo lavoro è un metodo per la ricerca del sublime che agita i margini di ciò che è noto.
—Meena Hasan