L’opera di Tiona Nekkia McClodden si protende fino al limite estremo del desiderio e vi rimane, scossa da un tremito discreto. Sotto questa tensione superficiale pulsano istinti libidici e psichici che attraversano il terreno accidentato dell’interiorità e della corporeità della comunità queer nera. Da qui, l’arte di McClodden si apre su una varietà di indagini storiche, metafisiche e psicoanalitiche che ne restituiscono il respiro.
L’artista presenta una suite incentrata su un film a due canali, RUINOUS. Il film nasce dal suo interesse per il romanzo So Much Blue di Percival Everett, in cui un pittore astrattista progetta di distruggere un lavoro in corso, ma si ferma prima di compiere il gesto. Nell’opera di McClodden, la protagonista (interpretata dall’artista stessa e a lei vagamente ispirata) si sposta tra un piccolo studio nel nord dello Stato di New York e i mondi sotterranei del lavoro sessuale BDSM e della scherma accademica in una città sconosciuta, dove le cicatrici sono segni apprezzati.
Al centro del film c’è l’idea di jouissance: l’accumulo di un piacere così esorbitante da oltrepassare i confini dell’io e piegarsi verso il dolore. Sono presentati inoltre un’épée d’epoca, una maschera e tre pannelli di cuoio la cui superficie è segnata da tagli non dissimili da ferite gestuali. Da questi tagli trapela una bellezza che si articola attraverso il proprio disfacimento.
—Zoë Hopkins