L’esaurimento di cui ha sofferto nella New York della pandemia ha spinto Yo-E Ryou a trasferirsi sull’isola di Jeju, in Corea del Sud. Lì, l’artista ha trovato rifugio tra le donne haenyeo, che portano avanti la tradizione di immergersi a dieci o più metri di profondità senza l’ausilio dell’ossigeno per raccogliere cibo dal mare. Il suo immergersi tra di loro riaffiora come pratica artistica iterativa.
Breath Orchestra comprende disegni, due opere video, un’installazione sonora multicanale e una performance, con sedute che fanno riferimento ai bulteok, le aree recintate all’aperto dove si riuniscono le haenyeo. Il progetto indaga la ricerca della comunità attraverso l’ascolto del respiro e del silenzio e la conoscenza sensoriale dei corpi. Parte di Breath Orchestra si materializza come una partitura, composta da quattro respiri di durata variabile in un ciclo che può durare tre o quattro ore. Il primo respiro è di regolazione: prepara il corpo all’immersione. Il secondo è potente: dà l’energia per affrontare l’immersione. Il terzo è il lungo respiro sommerso e silenzioso della fatica. Al momento del ritorno in superficie, il respiro di recupero – il quarto – in alcuni casi viene ripetuto venti o più volte. In altre parole: per tutto il tempo necessario.
Ryou sottolinea di essere entrata a far parte di questo mondo marino perché lo desiderava, mentre le haenyeo lo fanno per lavoro. I motivi per andare al mare possono essere diversi. Il respiro di recupero lascia il posto alla fase di rigenerazione. A volte, sopravvivere significa imparare di nuovo a respirare e ad ascoltare.
—Astrida Neimanis