Dagli anni Novanta, Yoshiko Shimada esplora la memoria culturale e il ruolo delle donne sia come aggreditrici che come vittime nella guerra dell’Asia-Pacifico (1941-1945), attraverso la stampa, l’installazione, il video, la performance, la ricerca e l’archiviazione. Alla fine degli anni Novanta ha collaborato con BuBu de la Madeleine per la mostra bipersonale Made in Occupied Japan (1998), incorporando per la prima volta performance e drag nella sua pratica. Nel 2012 ha rappresentato Being a Statue of a Japanese Comfort Woman in Giappone, a Londra, a Seul e a Los Angeles.
Da quando il Giappone scivolato in una forte reazione anti-femminista negli anni Duemila, a Shimada è stato impedito di esporre le proprie opere. Di conseguenza, ha iniziato a fare ricerca sull’arte e la politica degli anni Sessanta e Settanta, un periodo che ha aperto la strada alla terza e quarta ondata del femminismo. Il lavoro più recente di Shimada si è concentrato sul gruppo politico femminista Chūpiren, un’organizzazione militante emersa negli anni Settanta che ha incorporato il teatro di strada nel proprio attivismo. Con i loro caratteristici caschetti rosa, queste attiviste, guidate da Misako Enoki, si sono battute per l’accesso alla contraccezione e alla salute sessuale e riproduttiva: il loro impegno risuona ancora oggi nella lotta per l’autonomia del corpo delle donne. A tutt’oggi, rimane l’unico movimento femminista in Giappone ad aver organizzato una campagna elettorale nazionale.
—Johann Fleuri