Le parole del cardinale Pierbattista Pizzaballa alla Biennale Cinema 2025
Dopo quanto accaduto nella giornata di ieri, domenica 29 marzo, ripubblichiamo il testo del discorso pronunciato dal capo della Chiesa cattolica in Terra Santa in occasione della serata di chiusura di Venezia 82.
Il videomessaggio del cardinale Pierbattista Pizzaballa
Dopo quanto accaduto nella giornata di ieri, domenica 29 marzo, quando la polizia di Israele ha impedito al patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, capo della Chiesa cattolica in Terra Santa, l’ingresso nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre insieme al Custode della Terra Santa, padre Francesco Ielpo, si facevano strada per celebrare la Messa della Domenica delle Palme, ripubblichiamo il testo del videomessaggio del cardinale Pizzaballa pronunciato in occasione della serata di chiusura dell’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia:
Carissimi amici e amiche, il signor via dia pace. Un saluto da Gerusalemme, dalla terra santa che sta vivendo, stiamo vivendo, un momento così drammatico, così difficile, così divisivo. Qui per noi ma, come vediamo, anche in tutto il mondo. La cronaca la conoscete, quindi non è necessario che io entri nella cronaca quotidiana e drammatica di quello che stiamo vivendo. Anche le immagini sono molto significative purtroppo. Parlano di distruzione, di morte, di tantissimo dolore. Uno dei problemi che stiamo vivendo è proprio questo: siamo talmente pieni di dolore che sembra non esserci spazio per il dolore dell’altro. Quello che mi preme dire è che stiamo comunque vivendo anche un clima di odio profondo sempre più radicato dentro le due popolazioni, israeliana e palestinese, che sembra non finire mai.
Lo vediamo nella violenza innanzitutto, ma lo vediamo anche nel linguaggio. Io credo che la violenza a cui stiamo assistendo è anche il risultato di anni di linguaggio violento e de-umanizzante. Se tu de-umanizzi l’altro nel linguaggio, con le parole, creando una cultura, un pensiero che de-umanizza l’altro, poi il passaggio alla violenza fisica e reale è solo questione di tempo. E purtroppo lo stiamo constatando. Questa guerra deve finire quanto prima, lo sappiamo. Non ha più senso continuare. È tempo di fermare questa deriva. Ma sappiamo che la fine della guerra che auspichiamo, nonostante la cronaca ci parli di altro, che auspichiamo finisca presto, non sarà la fine del conflitto, non segnerà la fine delle ostilità, del dolore che queste ostilità causeranno. Per cui dobbiamo lavorare molto, soprattutto noi credenti e tutti coloro che creano e fanno cultura, creare una narrativa diversa. Abbiamo lasciato la narrativa ai radicali, agli estremisti di una parte e dell’altra. Dobbiamo invece avere il coraggio di una narrativa, di un linguaggio diverso che apra orizzonti, apra strade nuove. Abbiamo bisogno di nuove prospettive, nuove strade, di nuove idee innanzitutto nel mondo della cultura e del linguaggio, che poi possono arrivare anche alla società e alla politica. Questo è il mio augurio. Io ci credo, è possibile. Perché ci sono tante persone qui che sono impegnate in questo, e abbiamo bisogno del vostro aiuto. Allora mi auguro che da Venezia, anche da Venezia, possa arrivare un contributo positivo in questo senso. Che ci siano ancora persone nel mondo che ci aiutino a pensare in maniera diversa e portandoci parole e immagini che costruiscano anziché distruggere. Grazie buon lavoro a tutti voi.