Il viaggio di Khaled Sabsabi dal Libano all’Australia nel novembre 1976 è stato segnato dalla guerra, dallo sfollamento e dalla perdita. È arrivato da giovane in una famiglia che aveva già affrontato la separazione e l’incertezza. Queste esperienze lo hanno spinto a guardare al di là delle sue circostanze immediate, per cercare comunità e popoli che comprendessero lo sfollamento forzato, l’emarginazione, il razzismo e il silenzio.
L’esperienza multimediale site-specific di Sabsabi, khalil, comprende oggetti, video, profumi e suoni. È allo stesso tempo accogliente e imperativa in equilibrio tra risonanza poetica e profondo rispetto e riconoscimento. La sua proposta filosofica centrale rifiuta le conclusioni assolute o le forme fisse all’interno del regno fisico. Al contrario, abbraccia il flusso, un continuum di percorsi, processi e condizioni interconnessi contenuti in un cerchio onnicomprensivo di interezza.
Il titolo dell’opera in arabo significa “amico intimo”. I principi alla base di khalil sono radicati nell’idea di comunanza umana e sociale. Queste filosofie guida attingono alla sensibilità del Tasawwuf (Sufi), che rappresenta la dimensione mistica dell’Islam, interessata al rapporto tra il sé interiore, il sé esteriore e il divino. khalil non pretende di risolvere né di dare risposte definitive; offre invece un punto di incontro, rispettando le storie e i luoghi creando uno spazio di riflessione e contemplazione.
—Michael Dagostino