Kennedy Yanko crea oggetti per sollecitare la trasformazione di ciascuno di noi. Se le si chiede del metallo, che utilizza su larga scala e che spesso richiede macchinari pesanti per essere trasportato, parlerà di qualcosa di più elementare e filosofico, lontano dalle sue connotazioni industriali. Le sue opere invitano il pubblico a considerare come gli oggetti e la coscienza siano fusi. Evocano riferimenti e influenze storico-artistiche – come gli scultori Richard Hunt, John Chamberlain, Ann Hamilton – così come il Qigong, la meditazione in movimento, il principio di usare l’intenzione per guidare il chi.
The bond between matter and heaven (2025), un’opera monumentale in metallo compresso e verniciato, è il fulcro della sua partecipazione alla Biennale Arte 2026 con tre sculture. Ha iniziato schiacciando un container per ridurlo in uno stato anamorfico. Yanko dipinge sul metallo usando pennelli, scope, stracci e acqua. Aggiunge poi aree di “pelle di vernice”, prodotte da superfici di vernice acrilica essic- cata – simili ai fogli usati da Jack Whitten, un’altra importante influenza per lei. Il risultato è un paradosso visivo: un materiale duro sembra morbido; un peso impossibile è sospeso a mezz’aria.
—Sarah Elizabeth Lewis