fbpx Biennale Teatro 2026 | Mario Banushi - Capitolo 3: Taverna Miresia. Mario, Bella, Anastasia.
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Mario Banushi - Capitolo 3: Taverna Miresia. Mario, Bella, Anastasia.

Anno e durata:2023, 60’
Ideazione e regia:Mario Banushi
Con:Mario Banushi, Rita Litou, Katerina Kristo, Eftychia Stefanou, Savina Yannatou
Scene e costumi:Sotiris Melanos
Design luci:Eliza Alexandropoulou
Musiche originali:Jeph Vanger
Improvvisazione vocale:Savina Yannatou
Collaborazione drammaturgica:Aspasia-Maria Alexiou
Assistente alla regia:Sofia Antoniou
Assistente ai costumi:Vassiana Skopetea
Tecnico luci:Marietta Pavlaki
Fonico:Kostas Chaidos
Direttore tecnico:Giorgos Antonopoulos
Produzione e organizzazione:Nikos Mavrakis – TooFarEast
Produzione esecutiva:Ioanna Papakosta – TooFarEast
Fotografia:Nassia Stouraiti, Theofilos Tsimas
In collaborazione con:Theatro sti Sala
Co-produzione:La Biennale di Venezia e Fondation Cartier pour l'art contemporain
Ulteriori info:Taverna Miresia – Mario, Bella, Anastasia è stato prodotto dall’Athens Epidaurus Festival 2023, dove ha debuttato nell’ambito di grape – Greek Agora of Performance a luglio 2023
Teatro alle Tese Dettagli
Teatro alle Tese Dettagli

Descrizione

Taverna Miresia è il capitolo conclusivo della trilogia di Mario Banushi, dove l’insegna al neon di un ristorante in un sobborgo di Tirana fa luce sulla storia di una famiglia. Un evento inaspettato, avvenuto proprio sotto la luce di quell’insegna, avrà un effetto determinante sulla vita di Mario. Anni dopo, ormai adulto, il regista Mario Banushi porta quella stessa insegna da Tirana ad Atene, collocandola al centro del mondo creato in palcoscenico. Con i suoi ricordi, schegge del passato, affronta l’assenza del padre recentemente scomparso, il cuoco e l’anima della taverna che ogni sera accoglieva i clienti all’insegna della gentilezza (miresia in albanese).

Man mano che lo spettacolo si dipana, l’insegna luminosa si fa strumento di rivelazione, illuminando una sinfonia di sentimenti inespressi, frammenti e ricordi, la poesia delle cose taciute. È un atto d’amore, il suo profondo addio al padre, custode dei segreti della taverna, e un delicato abbraccio all’età adulta, tra gli enigmi esistenziali che accompagnano lo scorrere degli anni.


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