L’opera ad atto unico di Luigi Pirandello, L’uomo dal fiore in bocca, segue una conversazione notturna tra due personaggi senza nome. Uno dei due presenta sul labbro un tumore che ha un curioso appellativo floreale. L’altro, un viaggiatore di passaggio, attende il primo treno all’alba, carico di doni per la sua famiglia. L’enigmatica conversazione dell’uomo con il fiore in bocca rivela l’inesorabile conto alla rovescia della Morte e il desiderio dell’uomo di assorbire un mondo che lentamente gli sfugge.
La parabola pirandelliana è il punto di partenza della videoinstallazione a cinque canali di Éric Baudelaire, Death Passed My Way and Stuck This Flower in My Mouth. L’opera è ambientata nel gigantesco magazzino dei fiori di Aalsmeer, nei Paesi Bassi, dove milioni di fiori arrivano dall’Africa e dal Sud America per essere valutati per la vendita all’asta ed essere poi spediti in tutto il mondo. Attraverso questa ampia struttura, la macchina da presa di Baudelaire riprende fiori, volti e macchinari. Come in un assemblaggio che prende forma, tutte le parti si uniscono in un crescendo di operazioni semiautomatiche.
L’economia computerizzata documentata dall’indagine cinematografica di Baudelaire è un’interfaccia completamente immateriale e deterritorializzata. Eppure ciò che traspare è il persistente desiderio umano di realtà, come dimostra la delicata rappresentazione che Baudelaire fa dei magazzinieri nella loro assorta compostezza mentre svolgono meticolosamente i loro compiti.
—Marcella Lista