La pratica fotografica di Akinbode Akinbiyi è un lavoro di scavo. Uno scavo culturale, politico e sentimentale; lo scavo di qualcosa che è onnipresente e che tuttavia riesce a sfuggire all’attenzione di tutti; qualcosa che si avvicina al duende o all’anima del quotidiano.
Da oltre cinque decenni, Akinbiyi segue il principio di tornare in alcune città, esplorandone l’atmosfera in un viaggio senza mappa né disciplina. Alla Biennale Arte 2026, presenta il lavoro di scavo effettuato a Berlino, dove vive, a Bamako e a Dakar. Nella serie Ndakaru (Dakar), ascolta la città attraverso i venditori ambulanti, i carretti trainati da cavalli, i cani sulla spiaggia, gli alberi, le scritte scarabocchiate. A Bamako, curiosiamo con lui tra le cerimonie nuziali, osserviamo i bambini che giocano a calcio balilla e ascoltiamo il fiume che attraversa la città. Un tema ricorrente è la fotografia stessa nell’immaginario pubblico: un fotografo di matrimoni al lavoro, persone radunate fuori dallo studio di Malick Sidibé, cartelli che pubblicizzano un chiosco di fototessere.
In tutte e tre le città, Akinbiyi ci invita a penetrare negli strati più nascosti di questi spazi, al di là dei livelli primari e persino secondari della vista, alla ricerca di un potere misterioso e viscerale.
—Bonaventura Soh Bejeng Nkidung