I film, i tessuti, gli oggetti scolpiti e le installazioni sperimentali di Cauleen Smith indagano la creatività nera, le potenzialità liberatorie della spiritualità e della tecnologia e “le potenzialità quotidiane dell’immaginazione”. Con The Wanda Coleman Songbook, Smith propone una meditazione multisensoriale su Los Angeles. La poetessa Wanda Coleman (1946-2013) è allo stesso tempo protagonista e sorgente, la chiave di Smith per accedere a una forma e a un linguaggio adatti ad affrontare la città più enigmatica degli Stati Uniti.
Il video a quattro canali circonda il pubblico, con immagini di auto ribassate, bancarelle di fiori, negozi di liquori, le colline di Hollywood, i pozzi di petrolio di Baldwin Hills e alcune riproduzioni dei libri di Coleman. Lo spazio richiama l’ambiente di uno studio di registrazione, con divani e tappeti. Le proiezioni in stencil riassumono la storia in figure stilizzate: corvi sui cavi elettrici, una testa olmeca a rappresentare l’unione tra le comunità indigene, latine e nere della città. Nell’installazione aleggia il profumo di terra del Griffith Park.
Coleman, cresciuta nella comunità operaia di Watts, ha percepito e dato voce alla bellezza e alle violente contraddizioni della città. A sua volta, Smith ha commissionato sette brani a compositori neri che hanno aggiunto le loro interpretazioni melodiche ed emotive ai versi di Coleman. Per Smith, l’opera è un “involucro” che trasmette l’intimità di vivere a Los Angeles tra mito e realtà: come canta Kelsey Lu citando Coleman, “the place where all the lives/are planted in my eyes”.
—Robin D.G. Kelley