Il fulcro della pratica di Daniel Lind-Ramos è costituito da assemblaggi su larga scala di oggetti di recupero, spesso regalatigli da amici e vicini o ritrovati al termine di un uragano, quando vengono gettati, alla rinfusa, in ambienti a cui non sempre appartengono.
Le sculture che Lind-Ramos presenta alla Biennale Arte 2026 raccontano una storia di fuga e di abbandono. Talegas de la memoria (2023-2024) prende come punto di partenza il kayak di plastica, un oggetto che, per Lind-Ramos, rappresenta la continua scommessa dei viaggi via mare per la comunità nera del passato e del presente a Porto Rico. Tra il XVII e il XIX secolo, un gran numero di persone in fuga dalla schiavitù si diresse in barca da quelle parti, trovando rifugio tra le fitte mangrovie della zona. Mentre, gli oggetti di recupero utilizzati per Guardaverde (2024-2025) e Centinelas de la luna nueva 126 (2023) si combinano per creare entità simili a sentinelle, rendendo omaggio ai guardiani che vegliano su quella terra.
Insieme, le tre opere raccontano due filoni storici che si mescolano: quello della terra che protegge le persone dal regime della piantagione, e quello delle persone che proteggono la terra dal terrore ecologico che è inseparabile da questo stesso regime. Nelle figure di Lind-Ramos, si intreccia la duplice necessità di preservare l’ambiente e la vita dei neri, in assemblaggi che parlano di vita contro e oltre la morte.
—Zoë Hopkins