Commissario: Bilia Bah;
Curatore: Carlo Stragapede;
Espositori: Francesco Tullio Altan, Paola Arrigoni, Bella Bah, Nino Barone, Stefania Basso, Emiliano Bazzanella, Giuliana Bellini, Milena Bellomo, Bluer (Lorenzo Viscidi), Alda Bòscaro, Alessandro Cadamuro, Carmine Calvanese, Carmela Candido, Giancarlo Caneva, Tommaso Cascella, Giancarlo Cazzaniga, Bruno Ceccobelli, Giorgio Celiberti, Giorgio Celiberti Jr., Maurizio Cervellati, Marco Ciani, Massimo Clemente, Bachir DiaIlo, Bruno Donzelli, Mauro Filigheddu, Mirko Filipuzzi, Pasquale Fraccalvieri, Ferruccio Franz, Carla Galli Morandi, Omar Galliani, Andrea Marco Ghia, King Emmanuel, Gianni Maglio, Paolo Marazzi, Rossella Marchesin, Marvin, Enzo Migneco (Togo), Zdravko Milić, Giampaolo Muliari, Lucia Paese, Bruno Paladin, Giorgio Pastres, Ottavio Pinarello, Giuseppina Pioli, Manuela Pittana, Adriano Piu, Stefano Pizzi, Claudia Raza, Rosaspina, Andrea Rossi Andrea, Marco Nereo Rotelli, Gernot Schmerlaib (BIX), Cesare e Noah Serafino, Alessio Serpetti, Leo Strozzieri, Sékou Oumar Thiam, Lucia Tomasi, Angelo Toppazzini, Maurizio Valdemarin, Andrea Vizzini, Luciana Zabarella, Marina Zambon, Tono Zancanaro, Leonardo Zanin;
Sede: Isola di San Servolo
Guinea (Repubblica di)
Le Son de l’Art: l’Écho de la Matière
album
descrizione
La 61. Esposizione Internazionale d’Arte elegge il tema “In Minor Keys” a spazio di indagine per le narrazioni sommerse. In questo alveo di riflessione si inserisce la storica partecipazione della Repubblica di Guinea, che per la prima volta afferma la propria identità artistica attraverso un padiglione nazionale. La Guinea non si limita a esporre, ma rivendica il proprio ruolo nel dialogo interculturale globale, facendosi interprete di una modernità che affonda le radici in una spiritualità ancestrale.
L’esposizione Le Son de l’Art: l’Écho de la Matière a San Servolo trasforma il silenzio dell’isola in una risonanza d’anime, coadiuvato da una struttura organizzativa che garantisce la coerenza tra il messaggio istituzionale e la tutela del patrimonio guineano, mediando il passaggio dai codici rituali alla scena contemporanea. Tra arazzi evocativi e opere scultoree, la materia si fa eco di una nazione che, pur abitando le complessità postcoloniali, proietta la propria dignità verso il futuro. Il padiglione diventa così un diario visivo immersivo, dove la Guinea si rivela custode di una memoria universale e protagonista di una rinascita culturale senza precedenti.