Joana Hadjithomas e Khalil Joreige hanno trascorso gli ultimi trent’anni a sviluppare una pratica multimediale basata su ricerche a lungo termine per mettere a confronto l’ineluttabilità del reale con la forza emancipatoria della creazione di immagini, della narrativa e della poesia. I due hanno dedicato molti dei loro lavori alla Beirut del post-guerra civile, città che osservano come un luogo cruciale per indagare come si formano e si percepiscono le immagini, come si raccontano o si dimenticano le storie, come si sviluppano i processi di latenza e di rivelazione e come la politica e la condivisione dello spazio pubblico plasmano le nostre esistenze.
Per la Biennale Arte 2026, Hadjithomas e Joreige presentano Unconformities: What Lies Beneath Our Feet, una costellazione di opere collegate tra loro e che rivelano storie latenti custodite nella terra. Collaborando con professionisti dell’archeologia di salvataggio (un approccio che prevede di effettuare rilievi sui terreni prima che vengano edificati a fini di sviluppo immobiliare), gli artisti portano alla luce i mondi sotterranei attraverso i reperti raccolti in Francia, Grecia, Libano e a Venezia. A tal proposito, dichiarano:
questo corpo di opere esplora i resti invisibili delle città sepolte sotto i nostri centri urbani contemporanei, testimoniando l’impatto e le tracce della presenza umana sulla Terra. Si tratta di mutamenti di scala e di tempo, di scoprire, riciclare e ricoprire nuovamente, e di come la violenza e i cambiamenti climatici generati dall’essere umano influiscano sulle narrazioni possibili.
—Clément Dirié