Thania Petersen opera secondo un metodo interdisciplinare per raccontare storie interconnesse e futuri collettivi nel Sud del Mondo, radicata nella sua prospettiva di donna sudafricana di origine creola afro-asiatica. Il suo lavoro è un invito a confrontarsi con storie di resistenza e creatività in risposta all’oppressione. Sia che vengano trasposte digitalmente in una rappresentazione artistica coloniale del luogo, sia che posino in siti contemporanei di rilevanza storica, le sue figure mettono in scena narrazioni alternative del passato in situ. In queste rappresentazioni, Petersen colloca intenzionalmente le storie locali, radicate nel contesto di Città del Capo, all’interno delle loro geografie storiche più ampie, in particolare quella del mondo dell’Oceano Indiano.
Alla Biennale Arte 2026, Petersen si ispira al suo recente progetto JAWAP – che traccia la diffusione della musica Sufi come archivio vivente – e applica il tema al linguaggio tessile. La sua opera di grandi dimensioni Cosmological Offerings for a Drowning World e la più piccola Cosmological Acts of Devotion – ACT 1 sono realizzate con ricami e applicazioni, e impreziosite da perline. Le tombe decorate e recintate di santi musulmani, conosciuti localmente come kramat, popolano un iconico paesaggio sudafricano del XVII secolo; navi storiche sospese rievocano la mobilità attraverso gli oceani e il tempo. In tutta l’installazione, una schiera di praticanti sufi contemporanei che eseguono il dhikr attraversa i regni terrestri e celesti, collegando il radicamento dell’islam di Città del Capo a luoghi lontani e linee temporali alternative.
—Saarah Jappie