Victoria-Idongesit Udondian mette in luce le complesse dinamiche del mercato degli abiti di seconda mano in Africa in un’installazione che racchiude due corpus di opere. Ofong Ufok utilizza abiti di seconda mano, residui del consumo, per evidenziare il nesso di sfruttamento tra materia e lavoro nel Nord del mondo. Realizzata in collaborazione con le comunità di immigrati, quest’opera riporta simbolicamente al centro il loro lavoro, spesso invisibile. Okrika Reclaimed si concentra sul trauma ambientale e culturale inflitto dal colonialismo dei rifiuti in Ghana, riposizionando il Sud del mondo da destinatario passivo a sito attivo di resistenza.
Sotto il titolo composto di Obroni Wawu (“abiti di uomo bianco morto”), le opere tracciano una mappa dei brutali costi ecologici e sociali insiti nel consumismo occidentale. Il lavoro comprende un paesaggio acustico che sovrappone il flusso ambientale dei mercati dell’usato dell’Africa occidentale alle testimonianze dei collaboratori del progetto, sia della diaspora che migranti, forgiando così un legame tangibile tra il sito di smaltimento e gli agenti umani della sua lavorazione. Una performance mette in scena i corpi di sette donne nere che lavorano nei mercati del Ghana, evidenziando il pesante fardello che grava su coloro che subiscono al massimo le conseguenze dell’economia globale dei rifiuti. Evocando tradizioni rituali di purificazione collettiva, la performance trasforma un luogo di sofferenza condivisa in uno spazio di resilienza ritualizzata e di rinnovamento concettuale contro le forze globali di espropriazione sistemica.
—Sylvester Okwunodu Ogbechie