Walid Raad elabora manuali per operazioni di salvataggio. Operazioni di salvataggio? Per chi? Per le opere d’arte confiscate e le loro ombre, queste ultime perse o mutilate a causa di confinamenti involontari. Assistiamo a operazioni di recupero di dipinti persi o scomparsi, angeli feriti, opere d’arte impazzite, sculture falsamente riassemblate, modelli architettonici, a volte persino di persone scomparse – dittatori e leader politici compresi.
I labirinti di Raad sono operazioni linguistiche mutevoli. Tutti quei nomi e titoli, tutte quelle declinazioni grammaticali, ripetizioni, deviazioni errate, gli slittamenti di date, i titoli contorti, insieme all’evidenza di oggetti e documenti, formano uno scudo protettivo grazie al quale Raad offre un passaggio sicuro alle opere d’arte in pericolo e alle loro ombre.
Le guerre, spiega l’artista, hanno il potere di danneggiare le opere d’arte in modi tali da influenzarne persino i colori, le forme e i motivi, non per l’impatto diretto ma, cosa ancora più inquietante, per la stretta degli occupanti che le trasforma in trofei doppelgänger. Come i contrabbandieri o gli amanti usano tunnel sotterranei per fuggire, così i colori, le forme e i motivi possono “nascondersi, trovare rifugio, ibernarsi, mimetizzarsi e/o celarsi” nei luoghi più inaspettati. All’improvviso, sbucano “dal nulla”: sui pallet utilizzati per le spedizioni internazionali, sui biglietti da visita, sulle note a piè di pagina o sul retro di quadri conservati troppo a lungo nei magazzini.
—Almut Sh. Bruckstein. Per Walid Raad