fbpx Biennale Arte 2026 | Nicholas Hlobo
La Biennale di Venezia

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Nicholas Hlobo

1975, Cape Town, Sudafrica
Vive a Johannesburg, Sudafrica


  • MAR - DOM
    09/05 > 30/09
    11.00 - 19.00
     
    VEN - SAB FINO AL 30/09
    11.00 - 20.00
     
    01/10 > 22/11
    10.00 - 18.00
  • Arsenale
  • Ingresso con biglietto

Nicholas Hlobo si serve di materiali come pelle, gomma, nastri, rame, legno e ottone reinventandone il significato. La gomma e i nastri, ad esempio, sono spesso associati alla cultura BDSM e fetish. Per Hlobo, tuttavia, la gomma rimanda anche ad alcune forme di lavoro diffuse nelle township a predominanza xhosa, come la riparazione degli pneumatici, attività considerata prettamente maschile. Il nastro diventa per Hlobo un modo per femminilizzare questa mascolinità così rigida e dirottare subdolamente l’opera verso la sua identità di uomo xhosa gay.

Umrhubuluzi (2010) rappresenta una figura umanoide di gomma, nastri e pelle cuciti tra loro, che striscia su appendici simili a braccia. I nastri pendono dal suo corpo come alghe da una sirena. La figura oscilla tra l’umano, l’animale e il mitologico, evocando racconti di affascinanti creature marine che al momento dell’incontro diventano pericolose e grottesche.

Le Silent Wind Orchestras di Hlobo sono complesse installazioni scultoree che includono uno o più strumenti a fiato in grado di produrre suono senza l’intervento dell’artista o del pubblico. Questi strumenti sono avvolti da fili che terminano con appendici di forma fallica. In Unduluko (2016), un corno poggia sul busto di una figura realizzata in pelle, gomma e nastri. In Mphephethe uthe cwaka (2017), un gruppo di strumenti in rame e ottone, collegati da una corda, si snoda nello spazio.

—Bulelwa Kunene


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