Mohammed Joha si è formato all’Università Al-Aqsa di Gaza City e ha ricevuto la guida, in Giordania, del compianto artista siriano-tedesco Marwan Qassab-Bachi. Ma un’influenza fondamentale per la sua formazione è stata la sua infanzia a Gaza. Joha ha lasciato questa terra nel 2004, ma rimane il cuore del suo lavoro.
La tecnica del collage di Joha, in cui sovrappone materiali di scarto – carta, cartone, tessuto – sulla tela in composizioni vibranti, prende spunto dalle pratiche quotidiane dei gazawi, intrappolati in cicli incessanti di distruzione e ricostruzione. Ha realizzato la serie No Shelter mentre assisteva sullo schermo all’annientamento quasi totale di Gaza. Sebbene formalmente astratti, i collage trasmettono un’intensa carica emotiva. L’atto di riutilizzare materiali diventa una testimonianza della resilienza creativa di una popolazione lasciata a morire mentre i potenti stanno a guardare con indifferenza.
No Shelter comprende anche una serie di dipinti ad acquerello che ritraggono i paesaggi di Gaza con ampie pennellate leggere, minimali nei dettagli ma ugualmente evocative. Spesso sono punteggiate da un colore più brillante, come un impulso di vita che non si spegne. No Shelter non è solo una luttuosa cronaca di indegnità, sfollamento forzato e perdita. È anche un’elegia sulla costanza, la cura e il rifiuto di scomparire.
—Rasha Salti