La presentazione di Michael Joo alla Biennale Arte 2026 include due installazioni. Nella prima, That Which Evaporates All Around Us (2025), lastre di crinoidi mineralizzate nel corso di eoni orbitano l’una intorno all’altra in una colossale struttura mobile. Le lastre fossili contengono densi accumuli di gigli di mare o stelle piumate, invertebrati marini i cui corpi un tempo ondeggiavano nelle correnti preistoriche; le superfici presentano lunghi archi di sedimentazione, frattura e compressione. Sotto ogni lastra sono montati trasduttori multipli che generano vibrazioni sintonizzate sulla frequenza di risonanza della pietra. Questi segnali inaudibili vengono trasmessi come un campo vibrazionale che lo spettatore percepisce nel proprio corpo.
Noospheres: Expanded (2026), la seconda installazione di Joo, è composta da quattro schermi a LED sospesi, controbilanciati da una struttura di materiali locali di recupero, come piloni consumati dalle intemperie e tubature utilizzate per stabilizzare i canali veneziani. Sugli schermi vengono proiettate forme di cristalli stampate in 3D e generate utilizzando la tecnologia blockchain in un altro degli attuali progetti di Joo, Organic Growth: Crystal Reef (OG:CR) (2021-in corso), forme che vengono utilizzate nella ricerca sulla resilienza dei coralli al largo della costa di Kona. Lo spiegamento fluttuante di superfici video in Noospheres: Expanded mostra i dati relativi a OG:CR. Insieme, le opere invitano gli spettatori a riflettere su come la tecnologia possa essere intesa come un’estensione della natura e parte del continuo divenire eco-tecnico del mondo.
—Eungie Joo