Nella pratica di Marcia Kure, che spazia dal disegno al collage, dal pigmento all’assemblaggio, l’iscrizione funge da evento strutturale che rende intelligibili storie, ecologie e sistemi valoriali. Nel suo vocabolario, i pigmenti a base vegetale, le estrazioni minerali, i residui di carbonio e le sintesi petrolchimiche rivelano come il mondo naturale e quello industriale si co-producano a vicenda. Il suo interesse per l’indaco, la noce di cola, il carbone e l’oro crea una matrice all’interno della quale avviene l’iscrizione. Nella sua visione, pigmenti e minerali possiedono una forza concettuale che illumina gli intrecci sociali e materiali.
Le Hair Jackets di Kure sono assemblaggi che integrano capelli sintetici (un prodotto che implica il coinvolgimento delle industrie estrattive, del lavoro di genere e delle economie dell’estetica) con il legno intagliato. Le chiome sintetiche fungono da filamenti di iscrizione: i singoli capelli si comportano da linea, le trecce da circuiti e le densità stratificate da tracce sedimentate di pressione infrastrutturale. Le Hair Jackets fungono da registri spaziali delle forze che plasmano i disegni di Kure: l’accumulo, la compressione, l’intreccio e la continua riconfigurazione dei sistemi che agiscono sugli ambienti vissuti.
Per Kure, il disegno diventa un mezzo per comprendere il mondo. La linea non rappresenta un contorno o un confine, ma un’analisi che plasma il modo in cui le infrastrutture economiche, ecologiche, tecnologiche ed epistemiche modellano la vita contemporanea. Kure mostra come il segno possa operare quale agente di conoscenza, come i materiali conservino e trasmettano una profondità epistemica e come le superfici diventino luoghi di registrazione della convergenza di traiettorie ecologiche, economiche e tecnologiche.
—Jareh Das con Marcia Kure