Gli splendenti assemblaggi di Ebony G. Patterson comprendono un ricco inventario di ammalianti elementi decorativi, uniti in schiere dalla densità travolgente, come se si adattassero alla foresta tropicale, piena di presenze nascoste. Ma i materiali che Patterson coniuga sono anche i detriti del consumismo quotidiano e dell’eccesso di produzione che viene scaricato e circola nelle economie del Sud del Mondo. Le installazioni …fester… (2023) e when the land is in plumage… (2020) raccolgono elementi come arazzi jacquard, pizzi, nappe, perline, piante di vetro, conchiglie, foglie d’oro, glitter e altro ancora. Le composizioni si estendono alla carta da parati disegnata dall’artista.
La pratica multidisciplinare di Patterson (che va dalla pittura alla fotografia, al video e alla performance) è caratterizzata da dialettiche di intimità e cerimonia, lutto e rinnovamento. Il motivo del giardino opera come astrazione e allegoria, in cui la selva del folklore e delle mitologie si mescola alle condizioni politiche e sociali contemporanee. L’arte di Patterson dà voce a una generazione culturale caraibica lasciata a trovare e forgiare un significato non solo tra le macerie della colonia ma anche tra le delusioni dello Stato nazionale postcoloniale. All’artista – come alla maggior parte di noi, provenienti da luoghi come questo – è lasciata la responsabilità di rifare un mondo da rimasugli e frammenti. Cosa ci viene richiesto dopo il saccheggio?
—Christopher Cozier