Biennale Danza 2026: Il tempo non esiste
Il 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, intitolato Il tempo non esiste, si svolgerà a Venezia dal 17 luglio al 1 agosto sotto la direzione di Wayne McGregor.
Il tempo non esiste
In scena a Venezia dal 17 luglio all’1 agosto, il 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Wayne McGregor si intitola Il tempo non esiste: pensando al fluire dei corpi nel tempo e alla danza come a una disciplina che, per sua natura, possa indagarne la complessità secondo le più moderne teorie espresse dal fisico Carlo Rovelli. “Questa profonda esplorazione del tempo, – scrive McGregor - o meglio di un tempo che non esiste, alla Biennale Danza 2026 scandaglia i temi della memoria, dell’identità e dell’esistenza, incoraggiandoci a riflettere e a percepire il nostro legame con la vita – un invito a cambiare il modo di relazionarsi e di essere”.
140 artisti per più di 60 appuntamenti lungo l’arco di due settimane (17 luglio > 1 agosto) e un programma di tutte novità: 9 prime assolute, 3 prime europee, 8 prime italiane. Novità che esprimono l’evolversi dei linguaggi della danza sotto la spinta delle urgenze del nostro tempo, linguaggi rigenerati dall’energia vitale delle culture di provenienza dei molti artisti presenti, in connessione profonda con ritmi, paesaggi e storie di tradizioni altre il cui veicolo è il corpo.
Importante è la fitta rete di produzioni e coproduzioni avviate negli anni dalla Biennale Danza soprattutto tramite bandi, rinnovando l’impegno con le nuove generazioni: sono 695 le domande arrivate per i bandi che promuovono nuove coreografie a livello nazionale e internazionale, e sono 358 le richieste di partecipazione a Biennale College Danza.
il programma artistico
Dalle Prime Nazioni australiane al Sudafrica, i Leoni della Biennale Danza 2026 portano a Venezia Bangarra Dance Theatre (Leone d’oro alla carriera), la prima formazione interamente composta da danzatori aborigeni australiani, e la danzatrice, coreografa, regista e attivista Mamela Nyamza (Leone d’argento) con l’omonima compagnia. Entrambe le formazioni debuttano con due prime europee: rispettivamente Terrain, coreografia di Frances Rings, spettacolo che evoca la forza del corpo e della terra ispirato alla bellezza senza tempo del più grande lago salato dell’Australia, il Kati Thanda-Lake Eyre, e The Herd/Less, un’opera sull’ambiguità di un mondo meraviglioso che evoca violenza e vulnerabilità esplorando il doppio significato di “gregge”: simbolo di armonia collettiva, ma anche di controllo e sottomissione.
Un atteso ritorno a Venezia e alla Biennale quello di Emanuel Gat, figura di spicco della danza israeliana e fra i coreografi più amati anche in Europa, dove è attivo in Francia da un ventennio. Five Days in the Sun, sulla quinta sinfonia di Mahler, è la novità che questo artista dalle linee coreografiche pure, modellate sulla scrittura musicale, riserva a Venezia insieme a un nuovo ensemble di dodici danzatori.
Storia e traumi si inscrivono nella memoria del corpo con due artiste che della pratica coreografica fanno un gesto contemporaneo, poetico, politico. In prima per l’Italia, What is War interroga i segni lasciati dalla guerra sul corpo e nella memoria collettiva delle generazioni a venire. In scena Eiko Otake, formata in Giappone dai maestri del butoh Kazuo Ohno e Tatsumi Hijikata, attiva a New York dal 1976 e presente in tutto il mondo con le sue opere multimediali, e Wen Hui, carismatica pioniera della danza moderna in Cina, dove fonda a Pechino nel 1994 la prima compagnia indipendente, fuori dal sistema statale, oggi di stanza a Francoforte. Tra nuove guerre e crisi globali Wen Hui ed Eiko Otake ci ricordano quanto sia fragile, e quanto preziosa, ogni vita individuale.
Il corpo come forma di documentazione storica, sociale e politica si esprime anche in Láhppon/Lost della coreografa e regista Elle Sofe Sara, che nella cultura Sami e nella natura totalizzante della Finnescandia delle sue origini, alla confluenza tra Norvegia, Russia, Finlandia, Svezia, trova fonte di energia creativa. L’opera riecheggia e rifrange nel presente un episodio cruciale della storia Sami, la rivolta di Kautokeino (1852) contro le autorità norvegesi e le pratiche di assimilazione forzata, per riflettere sui meccanismi umani della paura, dell’ingiustizia, della speranza. Per la prima volta, un’artista lappone, Elle Sofe Sara, insieme alla coreografa islandese Hlín Diego Hjálmarsdóttir, dirige 19 dei 70 ballerini del corpo di ballo del Teatro dell’opera di Oslo, debuttando lo scorso anno sul suo palcoscenico principale.
Va alla ricerca di un vocabolario che unisca corpi e storia, i figli della diaspora ai loro luoghi d’origine, letteralmente spogliandosi di ogni tradizione accademica per reinventare le proprie radici sepolte, la coreografa franco-malgascia Soa Ratsifandrihana, che ha alle spalle studi con De Keersmaeker e Charmatz, prima di fondare la compagnia Kintana a Bruxelles lo scorso anno. Fampitaha, fampita, fampitàna, novità per l’Italia, sviluppa un approccio collettivo alla coreografia, messa in dialogo con narrazione e musica, assieme a quattro partner, tre danzatori e un musicista, esponenti della diaspora di Haiti, Martinica, Guadalupa.
Omar Rajeh, figura centrale per la diffusione e lo sviluppo della danza contemporanea in Libano e nel mondo arabo, oggi noto anche in Europa dove è di stanza a Lione dal 2020, porta al festival il suo ultimo lavoro, Dance people. Considerato pietra miliare di un percorso artistico che smantella gerarchie e strutture di potere normalizzanti e disciplinanti del corpo, Dance People afferma il valore aggregante e comunitario della danza, facendone un atto dalla valenza fortemente politica. Rajeh reinventa il teatro concependolo come territorio condiviso dove lo spettatore è parte integrante, libero di muoversi e di modellare insieme ai danzatori lo spettacolo. Da un’estetica dello sguardo a un’estetica della partecipazione. Perché Dance People non è uno spettacolo da contemplare da lontano, ma un gesto da condividere, uno spazio da abitare.
L’arte effimera della danza, che nasce, muore e sempre si rinnova nello spazio circoscritto di un gesto è al centro dell’opera di alcune compagnie invitate alla Biennale Danza.
Testo, movimento e ipnotiche illusioni sceniche in cui il tempo si inverte, la gravità svanisce e le leggi della natura si dissolvono, Tempo è firmato dall’artista finlandese Kalle Nio, capace di fondere teatro visivo, cinema sperimentale, circo contemporaneo e nuova magia, insieme al coreografo brasiliano di stanza in Svezia Fernando Melo. La danzatrice e burattinaia slovena Barbara Kanc, il danzatore italiano
Luigi Sardone e il danzatore e acrobata svedese Winston Reynolds si muovono in un paesaggio tra danza, teatro e acrobazia.
Vincitore del bando nazionale per una nuova coreografia, Andrea Salustri vanta una formazione transdisciplinare che mette in gioco nei suoi spettacoli, dove plasma un mondo di oggetti da manipolare, trasformare, assecondare con il corpo rivelandone la segreta vitalità. Dopo Materia, un passo a due tra corpo e oggetto che aveva affascinato il pubblico della Biennale Danza 2023, con Invisible Salustri si concentra sugli agenti immateriali – aria, luce, fumo, vento, nebbia - chiedendosi se la danza può essere un modo per far diventare, anche solo per un breve istante, visibile l’invisibile.
Vincitore del bando internazionale, Oli Mathiesen, neozelandese di origine Maori, attraversa con la sua pratica di performer e coreografo diverse discipline - danza, teatro, cinema. A Venezia presenterà Just Between Me and Jesus, un lavoro ispirato alla cultura del clubbing e alla liturgia che lo sottende, con sette danzatori neozelandesi (Aotearoa), mettendo in risalto rituali condivisi, devozione e senso di appartenenza in un’espressione di euforia collettiva.
Tante le figure cardinali della danza provenienti da una parte e dall’altra del globo:
Adam Linder, australiano attivo tra Los Angeles e Berlino, autore di opere presentate in contesti teatrali ed anche espositivi come il MoMa di New York, già alla Biennale con la Sydney Dance Company, torna a Venezia con Drip Tekhne concepito in stretta connessione con i dieci interpreti, residenti all’Opera Reale di Copenhagen, Dansk Danseteaters: un’esplorazione sull’evoluzione del processo che ha portato i nostri corpi a diventare strumenti tecnici per la danza.
Una parata di stelle con la Winndance, acronimo di When if Not Now, nuova formazione di Stoccarda che raccoglie i più bei nomi della danza sopra i quarant’anni e autori di punta: John Neumeier, che ha riscritto la storia del balletto contemporaneo insieme a Kylián e Forsythe, con cui è cresciuto alla scuola di Cranko, Imre e Marne von Opstal, coreografi associati al Nederlands Dans Theater, dopo una lunga attività con le migliori compagnie del mondo, Rainer Behr, già attivo con le maestre del Tanztheater Susanne Linke e Pina Bausch, Javier de Frutos, fra i più influenti coreografi latino-americani attivi in Europa, Omar Román de Jesús, esponente della coreografia portoricana, noto in tutto il mondo. Presenteranno in prima mondiale il progetto Scirocco, ovvero due capitoli in dialogo: Morte a Venezia e il Ponte dei sospiri; gli interpreti sono fuoriclasse come Diana Vishneva, Silvia Azzoni, Kayoko Everhart, Mara Galeazzi, Silas Henriksen, Igone de Jongh, Marijn Rademaker, Oleksandr Ryabko, Gil Roman.
Ha fatto la storia la danzatrice e coreografa americana Molissa Fenley, che sarà a Venezia in triplice veste. Anzitutto come autrice del pezzo di culto State of Darkness, con un singolo danzatore a cimentarsi con un’intera orchestra nella Sagra stravinskiana vista sotto una nuova luce, nell’interpretazione di Cassandra Trenary, già prima ballerina dell’American Ballet Theater e ora della Wiener Staatsoper. Poi come autrice e in via eccezionale nuovamente interprete di Bardo, l’assolo che aveva concepito per Keith Haring nel decennale della scomparsa dell’artista, con cui la Fenley era in diretta amicizia collaborando a diversi progetti insieme. Nella tradizione tibetana “bardo” indica lo spazio liminale tra morte e rinascita. Infine Molissa Fenley sarà maestra per i sedici giovani danzatori e i due coreografi di Biennale College in vista di una nuova creazione in prima mondiale per il festival.
Biennale College Danzatori e Coreografi
Mettere in relazione i giovani talenti con i grandi maestri della danza, cimentandosi con apprendimento, formazione, mentoring, creazione, è il cuore di Biennale College. Dopo Crystal Pite, William Forsythe, Xie Xin, Saburo Teshigawara, Simone Forti, lo stesso Wayne McGregor, Cristina Caprioli, Sasha Waltz, ancora una volta i sedici giovani danzatori provenienti da tutto il mondo e i due giovani coreografi saranno in residenza alla Biennale Danza 2026, partecipando a classi, workshop, lavori di repertorio e, soprattutto, creando nuove opere, quest’anno al fianco di Molissa Fenley e Maxine Doyle.
Maxine Doyle è una coreografa e regista indipendente, dal 2002 è regista-coreografa per Punchdrunk, con cui ha co-diretto il pluripremiato Sleep No More (Londra, Boston, New York, Shanghai). Scrive McGregor “Entrambe queste artiste sono vere potenze dell’immaginazione, esperienza e innovazione, e siamo entusiasti di commissionare due nuove opere (On Tenderness e Hubris) ideate specificamente per i danzatori di Biennale College 2026”. Inoltre, i due giovani coreografi selezionati tramite bando creeranno e presenteranno prime mondiali alla Biennale Danza 2026, guidati da Wayne McGregor e dal suo team.
20 anni di Festival
Giunta alla ventesima edizione del Festival, la Biennale Danza, creata come settore autonomo ventotto anni fa, si racconta in una mostra, Life Lines, creata in collaborazione con l’Archivio Storico della Biennale – ASAC. Attraverso film, fotografie, testi, documenti, oggetti, interventi, Life Lines “affascinerà e ispirerà, ricordandoci che il corpo è un archivio vivente e che l’archivio vivente è esso stesso un corpo”.
Come ogni anno il festival sarà accompagnato da laboratori per specialisti ma anche aperti a tutti con molte delle compagnie e dei coreografi ospiti. Incontri e conversazioni permetteranno di avvicinare il pubblico agli spettacoli in programma.
gli spazi
Anche quest’anno i festival delle arti dal vivo della Biennale coinvolgeranno luoghi deputati di Venezia e altri inediti, per estendersi a Mestre e Marghera, coinvolgendo il territorio della terraferma veneziana, nelle sue aree più vitali.
Spettacoli, concerti e molti degli appuntamenti in programma avranno luogo negli spazi unici della Biennale di Venezia all’Arsenale (Teatro alle Tese, Tese dei Soppalchi, Sale d’Armi, Teatro Piccolo Arsenale); nella sede di Ca’ Giustinian; nei teatri storici della città, Malibran e Goldoni.
Novità di quest’anno è la presentazione di un concerto spettacolo della Biennale Teatro (Cries di Christos Stergioglou e Alex Drakos Ktistakis) al Teatro Verde sull’Isola di San Giorgio Maggiore, lo splendido anfiteatro all’aperto restituito alla città dalla Fondazione Giorgio Cini nel 2022. Mentre lo spettacolo di Davide Iodice, Promemoria, troverà spazio nei luoghi in cui è stato creato, al Centro Servizi di San Giobbe con i suoi residenti. Come lo scorso anno, l’apertura della Biennale Musica vedrà percorrere calli e campi di Venezia da un ensemble di giovani chitarristi, mentre altri eventi saranno ospitati nello spazio ormai acquisito alla città di Forte Marghera e al Parco Albanese di Mestre.
educational
La Biennale di Venezia ha sviluppato, nel tempo, un forte impegno in ambito didattico con le attività Educational rivolte al pubblico dei Festival di Danza, Musica e Teatro. Sono state coinvolte università, scuole, famiglie e pubblico di appassionati e curiosi, raggiungendo, negli vent’anni di attività, più di 68.000 persone. Tutte le iniziative puntano sul coinvolgimento attivo dei partecipanti, sono condotte da operatori professionisti selezionati e formati dalla Biennale e si suddividono in workshop, open class, attività interdisciplinari, iniziative interattive divulgative.
podcast
La Biennale on Air è il podcast ufficiale della Biennale di Venezia, nato a settembre 2025, disponibile sulle principali piattaforme (Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music, YouTube) e sul sito web della Biennale di Venezia.
L’episodio di marzo 2026 sarà disponibile a partire da mercoledì 25 e vedrà contributi da parte di Mamela Nyamza e Sarah Davachi, i Leoni d’argento della Biennale Danza e della Biennale Musica 2026, di Emma Dante, Leone d’oro alla carriera della Biennale Teatro 2026, Laurie Anderson, artista e musicista americana che sarà alla Biennale Arte, Mona Fastvold e Amanda Seyfried, rispettivamente regista e interprete del film Il testamento di Ann Lee, presentato alla 82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.
cataloghi
I cataloghi del 54. Festival Internazionale del Teatro, del 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea e del 70. Festival Internazionale di Musica Contemporanea sono editi da La Biennale di Venezia e sono a cura dei Direttori dei tre Settori. I tre cataloghi approfondiranno temi, protagonisti, spettacoli di ciascun Festival con saggi critici, immagini e inedite illustrazioni.
L’identità grafica del Settore Danza Musica Teatro è firmata dallo studio Headline di Rovereto, così come il layout del catalogo della Biennale Danza 2026; il layout del catalogo della Biennale Teatro 2026 e del catalogo della Biennale Musica 2026 è firmato dallo Studio Tomo Tomo di Milano.
La Biennale per il contrasto al cambiamento climatico
Dal 2021 la Biennale ha avviato un percorso di rivisitazione di tutte le proprie attività secondo principi consolidati e riconosciuti di sostenibilità ambientale. Dal 2022 al 2024 ha ottenuto la certificazione di neutralità carbonica secondo lo standard PAS 2060 per tutte le proprie manifestazioni svolte durante l’anno, grazie a una raccolta dati sulla causa delle emissioni di CO2 generate dalle manifestazioni stesse e all’adozione di misure conseguenti. Per il 2025 l’obiettivo è stato quello di ottenere la certificazione del calcolo dell’impronta carbonica, secondo la nuova norma ISO 14067, per tutte le attività programmate. In questo senso, La Biennale è impegnata anche nel 2026 in un’attività di sensibilizzazione e comunicazione verso il pubblico.
ringraziamenti
Grazie al Ministero della Cultura per il suo importante contributo e la Regione del Veneto per il sostegno accordato ai programmi dei Settori Danza Musica e Teatro della Biennale di Venezia.
Media partner dei settori Danza, Musica e Teatro sarà ancora una volta la Rai. Attraverso i suoi canali informativi e Rai cultura - in particolare il canale Rai 5 e Radio3 - racconterà e proporrà al pubblico le diverse attività che si svolgeranno in laguna.
Prosegue la consolidata collaborazione con Vela – Venezia Unica, società commerciale della mobilità e di marketing della Città di Venezia, con un accordo finalizzato a un reciproco scambio di promozione e visibilità.
Si ringraziano per la collaborazione e il sostegno: Comune di Venezia, Fondazione Forte Marghera, Fondazione Teatro La Fenice, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, Fondazione Giorgio Cini, Centro Servizi San Giobbe, I.P.A.V. Istituzioni Pubbliche di Assistenza Veneziane.