| Anno e durata: | 2026, 40’ + 40’ ca. (prima assoluta) |
|---|---|
| RESIDUE: | |
| Coreografia: | Julia Bentkowska, Julia Litwin |
| Drammaturgia: | Elżbieta Chowaniec |
| Scenografia: | Magdalena Walna |
| Musica: | Przemek Degórski |
| Costumi: | Wiktor Krajcer |
| Luci: | Giulia Bandera |
| Performers Biennale College Danza: | Martina Balzamo, Giorgio Adam Forlani, Yawen Huang, Elaini Lalousis, Siyu Li, Garris Muñoz, Pam Pam Phusanisa Sapchartanan, Melissa Venturi Degli Esposti, Pengfan Wu |
| Produzione: | La Biennale di Venezia |
| A SLOW AND EASY DAY IN VENICE: | |
| Ideazione e composizione: | Amine Mazhoud |
| Scenografia: | Amine Mazhoud |
| Costumi: | Arthur Belhome “Agir Bizarrement” |
| Suono: | Salim Mabrouk |
| Performers Biennale College Danza: | Jacopo Bellani, Ada Campagnolo, Gerardo Garrido, Patricia Insa Ribera, Pasquale Mazzella, Pietro Mazzotta, Coralie Murgia |
| Produzione: | La Biennale di Venezia |
Biennale College Coreografi - Residue / A Slow and Easy Day in Venice
Residue
Un luogo dove il tempo cessa di esistere si riempie di un’entità trasformata. Gli eventi oggettivi, testimonianza di una vera permanenza, sono sostituiti da esperienze e ricordi soggettivi. Emerge un luogo dove la continuità diventa un costrutto, non un fatto, dove l’identità è rimessa in discussione. Attraverso la struttura attiva della loro fragile presenza, l’umano assume la forma di un anti-monumento. Il corpo non è una testimonianza del passato, ma un luogo di costante trasformazione dell’esperienza. La memoria contiene meccanismi per rappresentare una lacuna temporale, conferendo alle singole interruzioni nella notazione un carattere proteiforme e fugace. La pausa è uno strumento cruciale che influenza la cultura, l’arte e persino la vita quotidiana, attraverso l’assenza. La trasformazione dei ricordi serve a organizzare l’esperienza collettiva. Suscita attenzione, introduce incertezza e impone una ridefinizione della presenza e dell’assenza.
A Slow and Easy Day in Venice
Il tempo non si ferma. / Si dilata, si ripete, scompare. // In quest’opera nulla è fisso. / Identità, percezione, presenza, / tutto rimane instabile, mutando attraverso la ripetizione. // I volti scompaiono. / Ciò che rimane è un corpo senza identità, / una presenza senza conferma. // Tutto si riflette, / ma nulla si risolve. // All’inizio il movimento è calmo, quasi pieno di speranza. / Un inizio dolce, / come la promessa di una giornata tranquilla. // Ma la ripetizione insiste. / Ciò che si ripete comincia a cambiare. // La speranza si trasforma in irritazione. / Ciò che è calmo si fa teso. // Una canzone si ripresenta di continuo. / Slow and Easy Day di Paul Spring. / Cerca di restare com’è, ma non riesce. / Non è più percepita allo stesso modo. // Quanto può una cosa rimanere delicata / prima di diventare estenuante? // La performance non avanza. / Rimane, insiste, si ripete. // Finché qualcosa cede. // Una crepa, / una rottura, / una superficie che non regge più. // Eppure, / non accade nulla di nuovo.