L’arte e l’informatica non sono soltanto ambiti del sapere o strumenti attraverso cui dare forma alla creatività. Sono luoghi di incontro, spazi in cui si intrecciano persone, culture, sensibilità e visioni del mondo differenti. Incontrare l’altro non significa semplicemente confrontarsi con ciò che è diverso da noi, ma accettare la possibilità che questo incontro metta in discussione le nostre certezze, ampli i confini della nostra conoscenza e trasformi il modo in cui guardiamo il mondo e comprendiamo noi stessi.
L’arte è uno spazio aperto, in cui il dissenso trova cittadinanza, la comprensione può richiedere tempo e le domande possono rimanere senza risposta. Non tutto deve essere immediatamente decifrato, né ogni differenza necessariamente ricondotta a un’intesa. È proprio in questa sospensione, in questa disponibilità a sostare nell’incertezza, che diventa possibile ascoltare. L’altro non è più qualcosa da osservare o interpretare a distanza, ma una presenza con cui misurarsi, entrare in relazione e avviare un dialogo.
Oggi, questo spazio di confronto si estende anche al mondo dell’informatica e dell’intelligenza artificiale. La tecnologia non è più soltanto uno strumento nelle mani dell’essere umano, ma entra sempre più direttamente nei processi creativi, diventando un interlocutore capace di sollevare interrogativi profondi sulla creatività, sulla coscienza, sulla memoria, sulla paternità dell’opera e sul rapporto tra esseri umani e macchine. L’intelligenza artificiale non sostituisce l’incontro umano, ma ci pone di fronte a uno specchio inedito, invitandoci a ripensare che cosa significhi essere umani, dove risieda l’essenza della creazione e che cosa possa nascere dall’incontro tra un’intuizione umana e un sistema che opera secondo logiche differenti dalle nostre.
Quando l’arte prende forma dall’incontro tra persone, culture e tecnologie, diventa il terreno di un dialogo complesso e plurale: tra individui e comunità, tra essere umano e macchina, tra materia e pensiero, tra ciò che già conosciamo e ciò che ancora possiamo immaginare. È in questa trama di relazioni, differenze e possibilità che si aprono nuove prospettive per la ricerca artistica e scientifica, così come per la costruzione di forme inedite di collaborazione.
Il 27 ottobre, presso il Padiglione di Israele, un simposio riunirà informatici, ricercatori e artisti per riflettere sulle possibilità che nascono dall’incontro tra creatività, pensiero e tecnologia. Un’occasione per esplorare nuovi orizzonti della conoscenza e dell’immaginazione, interrogando le forme attraverso cui arte e ricerca possono dialogare e generare insieme nuove pratiche creative.
Il simposio è promosso dal Padiglione di Israele e organizzato da Belu-Simion Fainaru, artista del Padiglione, e Avital Bar-Shay, curatrice del Padiglione di Israele, in collaborazione con l’Università di Padova, la University of California, Irvine (UC Irvine), l’Università di Haifa e la Biennale del Mediterraneo.
Partecipanti
Alvise Vidolin (IT) | Avital Bar-Shay (IL) | Candas Sisman (TR) | Davide Rocchesso (IT) | Emma Gadhinsky (US) | Fidel Garcia (CU) | Gianfranco Bilardi (IT) | Neftali Watkinson (US) | Nolan Miranda (US) | Sergio Canazza (IT) | Vincenziu Puscasu (RO) | Belu-Simion Fainaru (IL) | Alexandru Nicolau (US)