Cerimonia di consegna
Lunedì 12 ottobre, ore 12.00
Ca’ Giustinian, Venezia
Lunedì 12 ottobre, ore 12.00
Ca’ Giustinian, Venezia
La Biennale di Venezia ha attribuito il Leone d’oro alla carriera al compositore e performer giapponese Keiji Haino, per il suo contributo pionieristico ai linguaggi dell’improvvisazione e della sperimentazione contemporanea.
“Attraverso una carriera di oltre cinquant’anni e un’intensa attività concertistica internazionale che lo ha visto collaborare con numerosi musicisti e artisti visivi di rilievo, Keiji Haino si è affermato come una delle voci più singolari e significative della musica di ricerca contemporanea. La sua opera, deliberatamente svincolata da appartenenze stilistiche, attraversa ambiti eterogenei - dal noise al free jazz e al blues, dal rock alla sperimentazione elettroacustica, dal folk alla drone music - creando un genere nuovo e inimitabile, che ridefinisce i confini tra musica colta e pratiche underground.
Nella poetica musicale di Keiji Haino, la performance estemporanea assume un valore imprescindibile e il suono si trasforma in esperienza corporea, primordiale e catartica. Questa indagine sonora investe una grande varietà di strumentazioni e tecniche, sia compositive che performative, spesso imprevedibili e idiosincratiche. La chitarra, la voce e le percussioni si affiancano spesso all’uso di elettronica, sintetizzatori e tecniche di campionamento ma anche la ghironda e altri strumenti della tradizione popolare appaiono spesso nelle sue esibizioni.
La natura irripetibile delle sue performance, che vive dell’interazione sempre diversa tra suono, corpo e spazio, eleva la musica a un atto incarnato di libertà e presenza assolute. In questo orizzonte, l’opera di Keiji Haino invita l’ascoltatore a rinnovare la propria capacità di stupore di fronte alla forza rivelatrice e rivoluzionaria del suono” (dalla motivazione).
Al 70. Festival Internazionale di Musica Contemporanea Keiji Haino presenta in prima assoluta It Has Become Something Like This, live performance per voce e strumenti a corde (sabato 10 ottobre, Teatro alle Tese). In proposito Keiji Haino ha dichiarato: “La musica definita rock, quella definita jazz, la musica contemporanea, la musica tradizionale, la musica elettronica e altre ancora: nell’arco di oltre cinquant’anni ho avuto modo di utilizzare, a modo mio, ogni tipo di strumento musicale, includendo anche le forme di espressione corporea. In questo senso, mi farebbe piacere se la dissoluzione delle categorie inducesse a interrogarsi su cosa renda qualcosa ciò che è. Sarei felice se ci si rendesse conto, attraverso la mia musica, dell’inutilità di quel concetto contemporaneo che ci spinge da una parte a creare continuamente delle divisioni e dall’altra a rendere tutto sempre più globale e uniforme”.
Keiji Haino (1952, Chiba – Giappone) – Inizialmente ispirato da Antonin Artaud, si orienta verso il teatro, ma l’incontro con la musica dei The Doors lo conduce a intraprendere un percorso sonoro attraverso il quale assimila ed esplora una vasta gamma di linguaggi espressivi: dal blues delle origini, in particolare quello di Blind Lemon Jefferson, alla musica medievale europea, fino alla canzone popolare nelle sue molteplici declinazioni geografiche e culturali. Nel 1970 entra come vocalist nel gruppo Lost Aaraaf, il cui nome è tratto da una poesia di Edgar Allan Poe. Parallelamente avvia un’intensa attività di registrazioni e si forma da autodidatta alla chitarra e alle percussioni. Nel 1978 fonda la band rock Fushitsusha. A partire dal 1988 Haino intraprende una carriera internazionale, operando in numerose formazioni: come solista, all’interno di gruppi quali Fushitsusha, Nijiumu, Aihiyo, Vajra, Sanhedrin, Seijaku, Nazoranai e The Hardy Rocks, nonché come DJ sotto il nome “experimental mixture”. La sua pratica si estende inoltre a collaborazioni con artisti provenienti da ambiti eterogenei, spingendo all’estremo le possibilità performative di chitarra, percussioni, ghironda, strumenti a corda e a fiato, strumenti tradizionali di diverse culture e dispositivi elettronici da DJ, attraverso l’uso di tecniche fortemente distintive. Ha pubblicato più di 200 registrazioni e ha tenuto oltre 2.000 concerti dal vivo a livello internazionale, collaborando, fra gli altri, con Tony Conrad, John Zorn, Thurston Moore, Peter Brötzmann, Fred Frith, Bill Laswell, Faust, Jim O’Rourke, Oren Ambarchi, Stephen O’Malley, Merzbow, Z’EV, il virtuoso di tsugaru jamisen Michihiro Sato, l’orchestra di sitar Sitaar Tah; fra gli artisti visivi si citano Christian Marclay e Cameron Jamie.