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Pandemonium è il titolo del n. 3/2026 della Rivista La Biennale di Venezia
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Pandemonium è il titolo del n. 3/2026 della Rivista La Biennale di Venezia

Con un testo del Cardinal Giacomo Biffi, e i contributi, tra gli altri, dello scrittore Alberto Manguel, il regista John Landis, l’artista Maurizio Cattelan, il curatore Francesco Bonami, l’architetto Bernard Tschumi.

La Rivista sarà presentata martedì 29 settembre a Villa d'Este, a Tivoli (Roma), ore 18.30.

Pandemonium
n. 3/2026

Pandemonium è il titolo del numero 3/2026 della rinnovata Rivista edita dalla Biennale di Venezia sotto l’egida dell’Archivio Storico - Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee, uscita in concomitanza con la 83. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica. Il numero si interroga sull'epoca in cui viviamo: il tempo della parodia. Un’epoca in cui il tragico non viene più elaborato, ma sospeso e neutralizzato; il sacro imitato e rovesciato; il linguaggio svuotato di senso e responsabilità. Non ironia né gioco, ma la progressiva riduzione del reale a superficie e la dissipazione del senso.

Pandemonium è l'ottavo numero dalla ripresa delle pubblicazioni nell'ottobre 2024, dopo cinquantatré anni di silenzio editoriale. Nel risvolto di copertina Debora Rossi, Direttore editoriale e Responsabile dell'Archivio Storico della Biennale, richiama un precedente: nell'aprile 1952 la Rivista fu dedicata al ventennale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, con un contributo del direttore Elio Zorzi e un'intervista al Segretario Generale Antonio Maraini che chiariva il sistema che stava alla base dell'Istituzione e delle sue attività.

La Rivista sarà presentata martedì 29 settembre a Villa d'Este, a Tivoli (Roma), alle 18.30, in una conversazione tra Alberto Samonà, Direttore dell'Istituto Villa Adriana e Villa d'Este, Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Biennale di Venezia, e Debora Rossi.

 

In copertina il fotogramma di Fahrenheit 451 (1966) di François Truffaut, tratto dal romanzo di Ray Bradbury del 1953 e in concorso alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di quello stesso anno. Incontro tra il cinema di fantascienza e la Nouvelle Vague, il film immagina un futuro che si presenta come una parodia avveniristica del presente, e lo racconta con gli oggetti del proprio tempo: un camion dei pompieri rosso, un telefono vecchio modello, un rasoio a lametta. In terza di copertina, Figura (1978) di Enrico Baj, opera conservata nel Fondo Artistico dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia.

Il numero è illustrato con materiali provenienti dall'Archivio Storico della Biennale, Fondo Artistico, con fotografie di Lorenzo Capellini, Graziano Arici, Francesco Galli, Federico Patellani, Ruben Manguel e Frankie Casillo, e con opere di Virgilio Sieni, Peter Fischli e David Weiss, Marina Abramović, Mimmo Paladino, Vincenzo Eulisse, Sergio Vacchi, Ala Younis, Madhusudhanan, Roberto Gil de Montes, Alex Da Corte, Martine Gutierrez, Ossip Zadkine, Roberto Fontana, Caroline Jane Graverol, Bruce Nauman e Ulla Wiggen.

Tutte le voci del N. 3/26 sono di Carlo Sini, Giacomo Biffi, Fabrizio Porcella, Rossana Dedola, Maurizio Crippa, Andrea Nuzzo, Alberto Manguel, John Landis, Giulia d'Agnolo Vallan, Jan Zwicky, Davide Brullo, Rezza Mastrella, Declan Donnellan, Gian Piero Brunetta, Maurizio Cattelan, Sarah Cosulich, Bernard Tschumi, Giovanni Damiani, Francesco Artibani, Davide Catenacci, Carolina Cavalli, Diego Marcon, gelatin, Flavio Del Monte, Carsten Höller, Francesca Amé, Francesco Bonami, Bruno Forzani, Julian Sacha, Nathalie Djurberg e Saskia Neuman.

La redazione e la distribuzione

Direttore editoriale: Debora Rossi. Direttore: Luigi Mascheroni.

La Redazione è composta dall’Ufficio Attività Editoriali, gli Uffici Stampa e da una squadra di figure professionali proveniente dai diversi Settori della Biennale.

Progetto grafico: Tomo Tomo, studio di design della comunicazione fondato a Milano da Davide Di Gennaro e Luca Pitoni.

La Rivista è disponibile nello store online della Biennale (labiennale.org/it/acquista-online) e nelle principali librerie italiane e internazionali.

Il progetto editoriale

Tornata alle stampe nell'ottobre 2024 dopo cinquantatré anni di silenzio editoriale, la Rivista è realizzata esclusivamente in formato cartaceo e si distingue per un ricco apparato iconografico, in gran parte tratto dall’Archivio Storico della Biennale e da ricerche fotografiche condotte a livello nazionale e internazionale. Pubblicata con cadenza trimestrale, ogni suo numero è dedicato a un tema monografico, ponendo in dialogo le discipline che caratterizzano La Biennale — arti visive, architettura, danza, musica, teatro, cinema — insieme a incursioni nel campo delle scienze, della letteratura e della moda. La Rivista accoglie interventi, testimonianze, interviste, dialoghi e contributi inediti ed esclusivi, firmati da artisti, studiosi e figure di rilievo del panorama culturale e della società civile, sia italiana che internazionale. Molteplicità di linguaggi e libertà espressiva caratterizzano ogni pagina, con ampio spazio alla sperimentazione grafica e alle contaminazioni tra forme e codici diversi.

I numeri precedenti

N. 1/24. Titolo: Diluvi prossimi venturi / The Coming Flood
Contributi di: Manal AlDowayan, Engin Akyurek, Carlo Barbante, Davide Brullo, Carolyn Carlson, Aziza Chaouni, Giovanni Lindo Ferretti, Giulia Foscari, Chiara Ianeselli, John Kinsella, Piersandro Pallavicini, Francesco Palmieri, Gilda Palusci, Orhan Pamuk, Mariagrazia Pontorno, Elena Pettinelli, Andrea Rinaldo, Emanuele Rosa, Stenio Solinas, José Tolentino de Mendonça, Lorenzo Toso, Luciano Violante, Peter Weir, Kongjian Yu. La copertina è illustrata con un’immagine fotografica di Yuri Ancarani realizzata durante le riprese del film Atlantide. Il volume è illustrato con le fotografie provenienti dall’Archivio della Biennale e con le fotografie di Chiara Arturo, Alessandro Cinque, Antonio Martinelli, Paolo Pellegrin, Italo Rondinella, Paolo Verzone, Federico Vespignani, Francesco Zizola.

 

N. 1/25. Titolo: La forma del caos / Shape of caos
Contributi di: Adonis, Matteo Al Kalak, Eleonora Barbieri, William Basinski, Cesare Bisantis, Boris Behncke, Sue Black, Irene Boyer, Silvia Calandrelli, Edoardo Camurri, Mircea Cărtărescu, Maud Ceriotti Giaccari, Roberto Cicutto, Giuseppe Conte, Maria Cristiana Costanzo, Pablo Delano, Okwui Enwezor, Marta Franceschini, Alessandra Iadicicco, Gianfranco Linzi, Giulio Maira, Alberto Manguel, Pablo Maurette, Damiano Michieletto, Paolo Nori, Federico Pontiggia, Mariagrazia Pontorno, Carlo Ratti, Amerigo Restucci, Bruno Ruffilli, Debora Rossi, Wang Shu e Lu Wenyu, Gian Antonio Stella. La copertina è illustrata con un’immagine fotografica di Archèus. Labirinto Mozart, un’installazione immersiva di Ophicina e Damiano Michieletto. Il numero è illustrato con le fotografie provenienti dall’Archivio della Biennale, dall’Archivio Luciano e Maud Giaccari, Bergman Center Foundation, Getty Images, Warburg Institute. Sono presenti, inoltre, le fotografie di Iwan Baan, Giacomo Bianco, Antonio Biasucci, Frankie Casillo, Giacomo Doni, Thierry Du Bois, Charles Fréger, Mary Gelman, Roberto Marossi, Domingo Milella, Alessandro Scotti, Giovanna Silva, Dayanita Sing, Gerald Ulmann.

 

N. 2/25. Titolo: Anteguerra / Things to Come
Contributi di: Christine Macel, Germaine Acogny, Roberto Cremascoli, Gianni Forte, Mazen Khaled, Luigi Gallo, Luca Francesconi, Antonio Marras, Darco Pellos e Wael Shawky, Josep Oriol Esteve, Claudio Magris, Robert Jan van Pelt, Mizue Hasegawa, Annarita Colombo, Jon Padfield, Javier Cercas, Gohar Dashti, Balakrishnan Rajagopal, Anita Likmeta, Valentina Tanni, Silvano Tagliagambe, Felix Azhimov, Giovanni Caprara, Cinzia Zuffada, Pier Luigi Sacco, Matt Leacock, Krystian Lupa, Stefania Vitulli, Alexander Sokurov, Denis Brotto, Mark Salvatus. La copertina è illustrata con un’opera di Mino Maccari: si tratta dell’immagine del pannello di scena con volto riflesso per la parata finale dell’opera “Commedia sul Ponte” di Bohuslav Martinů alla Biennale Musica 1951 (tempera su compensato). Il numero è illustrato con le fotografie provenienti da: Archivio Storico della Biennale; Fototeca Cinema; Sfeir-Semler Gallery; Lisson Gallery; Lia Rumma; Barakat Contemporary; Museo Nacional del Prado; Scala, Firenze; New Picture Library; Summerfield Press; Carlo Valsecchi; Collezione Maramotti; Elvert Bañares; National Commission for Culture and the Arts NCCA – Philippine Arts in Venice PAVB. Sono presenti, inoltre, le fotografie di Stefano Graziani, Junpei Katayama e Jon Padfield, Carlo Valsecchi, Gohar Dashti, Luca Capuano, Lorenzo Pesce, Gabrielle Traversat, Toni Fabris, Joan Fontcuberta, Jason Larkin, Masahisa Fukase.

 

N. 3/25. Titolo: Materia Prima / Raw Material
Contributi di: Maurizio Ferraris, Massimo Cacciari, Giorgio Marengo, Damiano Michieletto, Cesare Bisantis, Oge Obasi, Antony Hamilton, Xu Jiang, Michelangelo Frammartino, Luca Buoncristiano, Massimo D’Anolfi, Bruce Sterling, Raqs Media Collective, Daniele Cassioli, Giovanni Agosti, Giuseppe Bartolucci, Piero Genovesi, Pietro Li Causi, Davide Brullo, Hugo Mujica, Gino Gerosa, Vincenzo Milanesi, Arthur Duff, Arcangelo Sassolino, Alberto Biasi, Debora Rossi, Erzë Dinarama. La copertina è firmata dall’artista Mari Katayama con l’opera on the way home #005 (2016), mentre la quarta di copertina presenta leave-taking #013 (2021), sempre di Mari Katayama, che ha partecipato alla Biennale Arte 2019. Il numero è illustrato anche con le fotografie provenienti da: Archivio Teatro Stabile di Torino; Fototeca Cinema; Fototeca Teatro; Flowers Gallery; Studio Ancarani, ZERO…, Isabella Bortolozzi Galerie. Sono presenti, inoltre, le fotografie di Ela Bialkowska - OKNO Studio, Massimo D’Anolfi, Davide Ferrante, Pieter Hugo, Nadav Kander, Michele Palazzi, Pamela Randon, Italo Rondinella, Martin Usborne, Michael Wolf. Le illustrazioni sono di Lorenzo Mattotti.

 

N. 4/25. Titolo: Applicazioni / Applications
Contributi di: Luigia Lonardelli, Umberto Eco, Massimo Sterpi, Stefano Micelli, Brendan Cormier, Diane De Clerq, Daniele Torcellini, Âniko Ferreira da Silva, Giuseppe Donnaloia e Pavlos Mavromatidis, Marco Santi, Stefano Salis, Lilli Hollein, Virgilio Villoresi, Giovanni Leone, Yervant Gianikian, Giovanni Bonotto, Padre Simone Raponi, Fuyumi Namioka, Francesca Ummarino, Stefano De Matteis, Elias e Yousef Anastas, Marta Cuscunà, Deyan Sudjic, Bjarke Ingels, Tim Reeve, Elisabeth Diller, Álvar González-Palacios, Julio Luzán, Julian Schnabel. In copertina una stampa cromogenica dell’artista tedesco Andreas Gursky, “Nha Trang” (2004), che raffigura schiere sparse di donne impegnate a intrecciare sedie e ceste di bambù sul pavimento di un capannone industriale nella città costiera vietnamita di Nha Trang. Sono presenti, inoltre, i servizi fotografici di Iwan Baan, Michele Borzoni, Rachele Savioli, Matteo De Mayda, Alessio Miraglia, Antonio Biasiucci, Daniele Borghello, Martino Gamper, Lorenzo Castore. 

 

1/26. Titolo: Alfabeti / Alphabets
Contributi di: Gilles Kepel, Giorgio Marrapodi, Frédéric Bonnaud, Valeria Della Valle, Arturo Pérez-Reverte e Tommaso Santambrogio, Ermanna Montanari, Hans Ulrich Obrist, Visar Zhiti, Line Langebek Knudsen, Paulo Mendes da Rocha, Luca Valtorta, Letizia Michielon, Debora Rossi, Cesare Pietroiusti, Valentina Casali, Angela Guzman, Keith Broni, Maria Luisa Frisa, Giorgio Andreotta Calò, Christopher Hampton e Monica Capuani, Sonia Folin, Silvia Pareschi, Emma Dante, Silvio Ranise e Nicola Grandi, Tsai Mingliang, Gabriele Mainetti, Tomaso Binga, Manuela Furnari, Peter Joch.

 

2/26. Titolo: Emisferi/Hemispheres
Contributi di: Monsignor Francesco Moraglia, Luca Muscarà, Alessandro Vanoli, Cino Ricci, Antonio Vettese, Ludwig H. Moeller, Michele d’Emilia, Beatrice Leanza, Laura Canali, Nicole Starosielski, Joshua Oppenheimer, Francesco Giai Via, Cai Guo-Qiang, Giorgio Vallortigara, Philippe Sands, Tom Buron, Davide Brullo, Francesco Petretti, Meriç Algün, Massimo Sestini, Emeka Okereke, Giuseppe Lupo, Mattia Cavanna, Grazia Toderi, Manuela Infante, Eyal Weizman, Michele Emmer, Massimo Marchiori, Lav Diaz, Paolo Bertolin e Savita Apte.

Nota storica

La rivista della Biennale di Venezia 1950-1971. In considerazione del grande successo della XXIV Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale del 1948, la prima dopo la Seconda guerra mondiale, già nei primi mesi del 1950 l’Ente decise di pubblicare una rivista con l’intenzione di farne l’organo ufficiale di promozione delle sue manifestazioni. L’idea era dar vita a una rivista trimestrale intitolata ‘La Biennale di Venezia’. L’immagine di copertina variava ogni volta in relazione alle attività della Biennale e la rivista sin dagli inizi si presenta come un oggetto prezioso, di grande formato, molto curata dal punto di vista editoriale, inserzioni in carte diverse e di diversa consistenza, molte immagini ricercate, per lo più in bianco e nero, ma anche con tavole a colori che nel tempo andarono aumentando. Titolo di inizio è: La Biennale di Venezia. Rivista trimestrale di arte cinema musica teatro moda. Il numero di lancio parte nel luglio 1950 ed è costituito da 50 pagine di testo, 5 tavole a colori e 65 tavole in bianco e nero. Casa editrice: Vittorio Alfieri, Firenze; Stamperia: Carlo Ferrari, Venezia. Il Comitato di redazione è costituto dal Presidente dell’Ente Giovanni Ponti, dal Segretario generale Rodolfo Pallucchini, il direttore responsabile della rivista è Elio Zorzi (capo ufficio stampa) che si avvale dei seguenti collaboratori: Umbro Apollonio (responsabile ASAC), Antonio Petrucci, Giovanni Piccini, Adolfo Zajotti, Ferdinando Ballo.

Seconda fase della rivista 1960-1971. Il numero doppio 36/37 luglio-dicembre 1959 è l’ultimo di una fase di transizione. Pallucchini aveva lasciato l’incarico alla Biennale nel 1957 e al suo posto era arrivato Gian Alberto Dall’Acqua. La direzione della rivista viene presa in mano da Apollonio, con nomina ufficiale nel ruolo dal 1958, che lavora da subito in grande sintonia con Wladimiro Dorigo. L’orientamento meno accademico impostato da Apollonio tende a dare spazio alle istanze dell’arte delle nuove generazioni, ad aggiornare ulteriormente l’aspetto del periodico in chiave meno patinata. Il cambio di passo si nota bene dal numero 40 del luglio-settembre 1960: viene cambiato nuovamente il font, aumentano i contributi di carattere critico, le immagini sono per lo più in bianco e nero. La rinnovata linea vuole dare “ampio margine ai dibattiti della critica più cogenti in un connubio di aspetti formali storici estetici che l’odierna arte mondiale propone e sviluppa”. Viene inoltre deciso che la rivista sarà pubblicata in proprio dalla Biennale, senza coinvolgere altri editori più o meno rinomati, sempre in difficoltà con le vendite. Questa linea editoriale si conserva fino agli anni Settanta, quando al posto della rivista a partire dal 1975 saranno pubblicati gli Annuari diretti da Dorigo.