| Programma: | Johann Sebastian Bach, Mache dich, mein Herze, rein per corno inglese e archi; Erbarme dich, mein Gott, per oboe d’amore, violino solo e archi; Bach / Anton Webern, Fuga (ricercata) a 6 voci, per orchestra; Ennio Morricone, Musica per una fine, per coro, orchestra e nastro; Sarah Davachi, Chanters per organo, coro e orchestra (2026, 20’ ca., prima assoluta) |
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| Coro: | Academia Alma Vox - diretto da Alberto De Sanctis |
| Strumentisti: | PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble - diretto da Tonino Battista |
| Solisti: | Fabio Bagnoli, oboe; Marco Rogliano, violino; Sarah Davachi, organo |
| In collaborazione con: | SZ Sugar |
PMCE - Parco della Musica Contemporanea Ensemble
Descrizione
Da Johann Sebastian Bach ad Anton Webern, da Ennio Morricone a Sarah Davachi, con la presenza di Pier Paolo Pasolini, questo programma propone un percorso attraverso diverse declinazioni del sublime. Erbarme dich, mein Gott e Mache dich, mein Herze, dalla Passione secondo Matteo sono eseguiti in una rara trascrizione per oboe d’amore, archi e basso continuo. In programma anche il Ricercar a sei voci dall’Offerta musicale nell’orchestrazione di Webern, che fonde il contrappunto di Bach con la distribuzione seriale delle linee melodiche. Il concerto culmina con la prima esecuzione assoluta di Musica per una fine di Ennio Morricone, composta negli anni Novanta per coro e orchestra e mai eseguita in pubblico. La partitura integra una registrazione della voce di Pasolini che recita Gli italiani. Per Pasolini la musica di Bach costituiva la più alta espressione della creatività umana, unendo perfezione formale e un profondo senso della sofferenza umana.
Il programma si conclude con Chanters, nuova opera per orchestra, coro da camera e organo della compositrice canadese Sarah Davachi, Leone d’Argento della Biennale Musica 2026, commissionata dalla Biennale di Venezia. Prendendo come punto di partenza, in modo volutamente libero, la struttura monodica di A chantar m’er de so qu’ieu non volria (Devo cantare ciò di cui preferirei non cantare), canto medievale della trobairitz occitana Comtessa de Dia (ca. 1140-1212), l’opera cerca un punto d’incontro tra modalità di ascolto verticali e orizzontali, tra le tessiture dell’armonia e della melodia.