fbpx Biennale Arte 2026 | La scomparsa di Fabrizio Plessi
La Biennale di Venezia

Your are here

La scomparsa di Fabrizio Plessi
Arte -

La scomparsa di Fabrizio Plessi

Una lunga storia con La Biennale di Venezia.

La scomparsa di Fabrizio Plessi

Il Presidente, il Consiglio di Amministrazione, il Direttore Generale, la Responsabile dell’Archivio Storico e La Biennale di Venezia tutta ricordano con profonda stima e sincero affetto Fabrizio Plessi (Reggio Emilia, 1940 – Dolo, 2026), artista tra i protagonisti della ricerca contemporanea italiana e internazionale, scomparso ieri all’età di 86 anni.

Il rapporto di Fabrizio Plessi con La Biennale di Venezia attraversa una parte fondamentale della sua lunga e originale vicenda artistica. È una storia che si intreccia profondamente con la Biennale come luogo di sperimentazione, di apertura ai nuovi linguaggi e di confronto tra le diverse forme della ricerca artistica. Dalla partecipazione alla 35. Biennale Internazionale d’Arte del 1970, nell’ambito delle Proposte per una esposizione sperimentale, alla presenza alla 42. Esposizione Internazionale d’Arte del 1986 con Bronx, fino ai progetti presentati alla Biennale nel 1972, 1978, 1984, 2005 e alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte del 2011 con Mari Verticali, oltreché a due edizioni della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica nella sezione Officina Veneziana, nel 1981 (Liquid Movie) e 1982 (Underwater), Plessi ha attraversato diversi momenti della storia dell’istituzione. Pioniere della videoarte italiana, ha contribuito a portare nello spazio espositivo l’immagine elettronica, la televisione, il video e le nuove tecnologie, trasformandoli da strumenti di rappresentazione in vera e propria materia dell’opera.

Nel 1986, alla 42. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Plessi presentò Bronx, un’opera nella quale la televisione entrava nello spazio della mostra come elemento scultoreo e architettonico, anticipando una riflessione sul rapporto tra tecnologia, immagine e ambiente che avrebbe caratterizzato gran parte della sua produzione successiva.

Formatosi artisticamente a Venezia, Plessi ha costruito nell’arco di oltre cinquant’anni un percorso tra i più originali della ricerca artistica. Acqua, fuoco, terra, pietra e viaggio sono stati gli elementi fondamentali di una poetica nella quale materia e immagine, natura e tecnologia, memoria e movimento si sono continuamente incontrati.

La sua ricerca sull’acqua, avviata alla fine degli anni Sessanta, trovò una prima importante formulazione in Acquabiografico (1973), mentre opere e azioni come Taglio del lago, Camminare sull’acqua e Operazione il Taglio del fiume Schelde segnarono il passaggio dall’esperienza fisica del paesaggio alla sua trasformazione attraverso fotografia e video.  Con A morte Venezia (1976), Liquid Movie e Underwater, l’elemento naturale entrò sempre più profondamente nell’immagine elettronica, in una ricerca nella quale il video cessava progressivamente di essere documento per diventare spazio, corpo e materia.

Dopo Bronx, la dimensione internazionale della sua ricerca si affermò con Roma a Documenta 8 di Kassel nel 1987. Negli anni successivi Plessi avrebbe continuato a muoversi oltre i confini tradizionali delle arti visive, intrecciando il proprio lavoro con il teatro, la danza, la musica e l’architettura. Celebri le collaborazioni con Frédéric Flamand, Michael Nyman, l’Aterballetto e il teatro, fino alla realizzazione delle scenografie elettroniche per il concerto di Luciano Pavarotti al Central Park di New York nel 1993.

Le sue grandi installazioni hanno abitato musei, piazze, edifici storici e paesaggi, facendo del luogo non un semplice contenitore, ma una componente essenziale dell’opera. Da Mare Verticale per Expo 2000 di Hannover a Waterfire a Venezia, da Memory Motions al Kistefos-Museet fino ai numerosi interventi realizzati negli ultimi anni, Plessi ha continuato a trasformare gli elementi naturali in immagini luminose e in movimento, mantenendo sempre al centro della propria ricerca il rapporto tra materia e tecnologia.

Anche nelle opere più recenti l’acqua è rimasta una presenza originaria: da L’Età dell’Oro, realizzata nel 2020 sulle finestre del Museo Correr affacciate su Piazza San Marco, a Mari Verticali nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano, fino ai progetti immersivi realizzati in dialogo con luoghi della storia e dell’archeologia.

Con la sua scomparsa, La Biennale di Venezia perde un artista che ha accompagnato e, in molti momenti, anticipato le trasformazioni del linguaggio contemporaneo. La sua opera ha saputo mettere in dialogo la forza ancestrale degli elementi con la dimensione immateriale della tecnologia, restituendo all’immagine elettronica una sorprendente fisicità e alla materia una nuova possibilità di movimento, luce e memoria.

La lunga storia di Fabrizio Plessi con La Biennale di Venezia resta così parte significativa della storia dell’istituzione e della ricerca artistica: una storia capace di attraversare più di cinquant’anni senza perdere la propria forza visionaria. Una testimonianza di questo lungo rapporto è conservata nell’Archivio Storico della Biennale, al quale lo stesso artista aveva voluto far pervenire copia di 60 cataloghi della sua produzione.

La Biennale di Venezia esprime alla famiglia e a tutti coloro che gli sono stati vicini la propria più affettuosa partecipazione.