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Emisferi / Hemispheres è il titolo del n. 2/26 della Rivista La Biennale di Venezia
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Emisferi / Hemispheres è il titolo del n. 2/26 della Rivista La Biennale di Venezia

Il nuovo numero affronta il concetto di emisfero come forma simbolica, geografica, politica e culturale del presente.

Emisferi / Hemispheres

Emisferi / Hemispheres è il titolo del numero 2/2026 della storica Rivista edita dalla Biennale di Venezia. Dato alle stampe per essere pronto in occasione della presentazione della nuova sede dell’Archivio Storico – Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee all’Arsenale, il nuovo numero affronta il concetto di emisfero come forma simbolica, geografica, politica e culturale del presente. A partire da una parola sempre più ricorrente nei discorsi pubblici e nei linguaggi del nostro tempo, il volume interroga le nuove configurazioni del mondo contemporaneo, tra polarità, divisioni, appartenenze e possibilità di relazione. Esplora inoltre la tensione tra pensiero e materia, tra res cogitans e res extensa, tra ciò che prende forma come costruzione mentale e ciò che si manifesta nello spazio, nei corpi, nelle architetture e nei territori. In un presente segnato da trasformazioni rapide e da nuovi equilibri geopolitici, Emisferi / Hemispheres invita a riflettere sulle forme che assumono oggi le competenze, le sensibilità e le visioni culturali, artistiche e politiche.

n. 2/2026

Tra i contributi del numero, Monsignor Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia, legge la preghiera come voce di comunione capace di unire i popoli attraverso i diversi emisferi. Il geografo politico Luca Muscarà analizza gli emisferi come strumenti concettuali messi al servizio del potere, mentre lo storico Alessandro Vanoli esplora il dispositivo mappa come costruzione culturale e simbolica, capace di modificare il modo in cui le società leggono il mondo e sé stesse. In dialogo con Antonio Vettese, il velista Cino Ricci ripercorre il rapporto tra navigazione, orientamento e tecnologia, dal sestante al GPS, ricordando l’imprevedibilità del mare oltre ogni strumento di controllo. In conversazione con Michele D’Emilia, Ludwig H. Moeller, Direttore dell’European Space Policy Institute di Vienna, porta il tema degli emisferi oltre la Terra, interrogando la Luna come nuovo spazio di competizione, cooperazione e governance. La curatrice Beatrice Leanza analizza l’espansione globale delle infrastrutture culturali come strumenti di sviluppo urbano, sperimentazione istituzionale e riposizionamento geopolitico, mentre la cartografa Laura Canali ripensa la mappa geopolitica come dispositivo dinamico e mai neutrale di rappresentazione dei rapporti di potere. La ricercatrice Nicole Starosielski indaga la geografia nascosta dei cavi sottomarini in fibra ottica, mostrando come la comunicazione digitale globale sia intrecciata a territori, fondali marini, interessi economici, questioni ambientali ed equilibri geopolitici.

Intervistato da Francesco Giai Via, il regista Joshua Oppenheimer esplora il potere della rappresentazione e del controllo della memoria storica attraverso i suoi film The Act of Killing, The Look of Silence e The End, interrogando le narrazioni ufficiali che legittimano la violenza e l’arte come spazio possibile di umanizzazione. L’artista Cai Guo-Qiang ripercorre la propria ricerca tra polvere da sparo, fuochi d’artificio, Intelligenza Artificiale e dialogo con l’universo, mettendo in relazione energia, rischio, bellezza e distruzione. Giorgio Vallortigara, neuroscienziato e scrittore, affronta il tema degli emisferi a partire dalla divisione del cervello e dagli studi sullo split-brain, mostrando come l’unità della mente sia un equilibrio fragile, costruito attraverso corpo, comportamento e ambiente. In un presente segnato da guerre, crisi climatiche, migrazioni e nuove tecnologie, l’avvocato Philippe Sands riflette sulla tenuta del diritto internazionale, mentre il poeta Tom Buron, intervistato da Davide Brullo, interpreta la poesia come esperienza di attraversamento, rischio e rovesciamento del mondo. Il biologo e ornitologo Francesco Petretti esplora le rotte planetarie degli uccelli migratori come trama vivente capace di connettere luoghi remoti e attraversare gli emisferi. Partendo dall’organizzazione spaziale e simbolica del sistema dell’arte contemporanea, l’artista Meriç Algün interroga il ruolo delle biennali come dispositivi di visibilità e mappe temporanee del mondo globale dell’arte. Il fotografo Massimo Sestini racconta la propria “visione verticale” come scelta estetica ed etica, capace di trasformare eventi, folle, migrazioni e paesaggi in cartografie emotive e politiche. L’artista e fotografo Emeka Okereke sviluppa una riflessione sul progetto Invisible Borders Trans-African Road Trip come pratica artistica e filosofica che mette in discussione l’eredità coloniale dei confini, trasformandoli da linee di esclusione a luoghi d’incontro. Lo scrittore Giuseppe Lupo propone il concetto di Medioccidente come spazio culturale e morale intermedio, a partire da Venezia e dalla sua natura di soglia tra Oriente e Occidente. Un inserto dedicato a The Planet After Geoengineering di DESIGN EARTH, presentato alla Biennale Architettura 2021, affronta la geoingegneria come campo di immaginazione politica, progettuale ed etica, interrogando le conseguenze di un pianeta reso ingegnerizzabile. L’ingegnere Mattia Cavanna esplora le tecnologie capaci di spingersi oltre il campo visibile, dall’aerospazio alla diagnostica medica, dai satelliti ai droni, interpretando l’innovazione come pratica multidisciplinare. Intervistata da Flavia Fossa Margutti, l’artista Grazia Toderi ripercorre la propria ricerca intorno alla luce, alla visione e agli emisferi, dallo sbarco sulla Luna alle città notturne, dai satelliti ai droni. Regista e drammaturga Manuela Infante, intervistata da Emanuela Caldirola e Marta Zannoner, sviluppa una riflessione su Estado Vegetal e sulla possibilità di reinventare il teatro a partire dal pensiero non umano e post-umano. L’architetto Eyal Weizman presenta il lavoro di Forensic Architecture come pratica d’indagine in cui spazio, immagini, dati e testimonianze diventano strumenti di prova e giustizia. I matematici Michele Emmer e Massimo Marchiori riflettono sull’attualità di Flatlandia come metafora del superamento dei limiti della percezione, tra geometria, cinema, arte, società e tecnologia. Infine, il regista Lav Diaz, intervistato da Paolo Bertolin, racconta il cinema come forma di resistenza, memoria e lotta culturale, radicata nella storia e nei traumi del popolo filippino e capace di sovvertire i modelli occidentali attraverso una temporalità libera, lunghi piani sequenza e un radicale impegno politico.

Tutte le voci del N. 2/26 sono di Monsignor Francesco Moraglia, Luca Muscarà, Alessandro Vanoli, Cino Ricci, Antonio Vettese, Ludwig H. Moeller, Michele d’Emilia, Beatrice Leanza, Laura Canali, Nicole Starosielski, Joshua Oppenheimer, Francesco Giai Via, Cai Guo-Qiang, Giorgio Vallortigara, Philippe Sands, Tom Buron, Davide Brullo, Francesco Petretti, Meriç Algün, Massimo Sestini, Emeka Okereke, Giuseppe Lupo, Mattia Cavanna, Grazia Toderi, Manuela Infante, Eyal Weizman, Michele Emmer, Massimo Marchiori, Lav Diaz, Paolo Bertolin e Savita Apte.

In copertina, il numero presenta Duvan No. 13 (Colombo n. 13, 1915) di Hilma af Klint, artista svedese tra le figure più radicali dell’astrazione del primo Novecento, il cui lavoro è stato esposto alla Biennale Arte 2013, Il Palazzo Enciclopedico. Legata allo spiritismo, alla teosofia e alla ricerca di linguaggi visivi capaci di dare forma all’invisibile, af Klint sviluppò un’opera attraversata da simbolismi alchemici, spirituali e cosmologici.

Questo numero è illustrato con fotografie e immagini provenienti da Artemis II Lunar Flyby Mission, Roger Caillois Collection, Juho Kuva, Luigi Ghirri, Stephen Gill, Massimo Sestini, Adrian Paci, DESIGN EARTH e Forensic Architecture, e con opere di Claudio Parmiggiani, Cai Guo-Qiang, Taryn Simon, Meriç Algün, Emeka Okereke, Tullio Pericoli e Gonkar Gyatso.

Il progetto editoriale

Pensata e realizzata esclusivamente in formato cartaceo, la Rivista si distingue per un ricco apparato iconografico, in gran parte tratto dall’Archivio Storico della Biennale e da ricerche fotografiche condotte a livello nazionale e internazionale. Pubblicata con cadenza trimestrale, ogni suo numero è dedicato a un tema monografico, ponendo in dialogo le discipline che caratterizzano La Biennale di Venezia — arti visive, architettura, danza, musica, teatro, cinema — insieme a incursioni nel campo delle scienze, della letteratura e della moda. La Rivista accoglie interventi, testimonianze, interviste, dialoghi e contributi inediti ed esclusivi, firmati da artisti, studiosi e figure di rilievo del panorama culturale e della società civile, sia italiana che internazionale. Molteplicità di linguaggi e libertà espressiva caratterizzano ogni pagina, con ampio spazio alla sperimentazione grafica e alle contaminazioni tra forme e codici diversi.

La redazione e la distribuzione

Direttore editoriale: Debora Rossi. Direttore: Luigi Mascheroni.

La Redazione è composta dall’Ufficio Attività Editoriali, gli Uffici Stampa e da una squadra di figure professionali proveniente dai diversi Settori della Biennale.

Progetto grafico: Tomo Tomo, studio di design della comunicazione fondato a Milano da Davide Di Gennaro e Luca Pitoni.

La Rivista è disponibile nello store online della Biennale (labiennale.org/it/acquista-online) e nelle principali librerie italiane e internazionali.

I numeri precedenti

N. 1/24. Titolo: Diluvi prossimi venturi / The Coming Flood
Contributi di: Manal AlDowayan, Engin Akyurek, Carlo Barbante, Davide Brullo, Carolyn Carlson, Aziza Chaouni, Giovanni Lindo Ferretti, Giulia Foscari, Chiara Ianeselli, John Kinsella, Piersandro Pallavicini, Francesco Palmieri, Gilda Palusci, Orhan Pamuk, Mariagrazia Pontorno, Elena Pettinelli, Andrea Rinaldo, Emanuele Rosa, Stenio Solinas, José Tolentino de Mendonça, Lorenzo Toso, Luciano Violante, Peter Weir, Kongjian Yu. La copertina è illustrata con un’immagine fotografica di Yuri Ancarani realizzata durante le riprese del film Atlantide. Il volume è illustrato con le fotografie provenienti dall’Archivio della Biennale e con le fotografie di Chiara Arturo, Alessandro Cinque, Antonio Martinelli, Paolo Pellegrin, Italo Rondinella, Paolo Verzone, Federico Vespignani, Francesco Zizola.

N. 1/25. Titolo: La forma del caos / Shape of caos
Contributi di: Adonis, Matteo Al Kalak, Eleonora Barbieri, William Basinski, Cesare Bisantis, Boris Behncke, Sue Black, Irene Boyer, Silvia Calandrelli, Edoardo Camurri, Mircea Cărtărescu, Maud Ceriotti Giaccari, Roberto Cicutto, Giuseppe Conte, Maria Cristiana Costanzo, Pablo Delano, Okwui Enwezor, Marta Franceschini, Alessandra Iadicicco, Gianfranco Linzi, Giulio Maira, Alberto Manguel, Pablo Maurette, Damiano Michieletto, Paolo Nori, Federico Pontiggia, Mariagrazia Pontorno, Carlo Ratti, Amerigo Restucci, Bruno Ruffilli, Debora Rossi, Wang Shu e Lu Wenyu, Gian Antonio Stella. La copertina è illustrata con un’immagine fotografica di Archèus. Labirinto Mozart, un’installazione immersiva di Ophicina e Damiano Michieletto. Il numero è illustrato con le fotografie provenienti dall’Archivio della Biennale, dall’Archivio Luciano e Maud Giaccari, Bergman Center Foundation, Getty Images, Warburg Institute. Sono presenti, inoltre, le fotografie di Iwan Baan, Giacomo Bianco, Antonio Biasucci, Frankie Casillo, Giacomo Doni, Thierry Du Bois, Charles Fréger, Mary Gelman, Roberto Marossi, Domingo Milella, Alessandro Scotti, Giovanna Silva, Dayanita Sing, Gerald Ulmann.

N. 2/25. Titolo: Anteguerra / Things to Come
Contributi di: Christine Macel, Germaine Acogny, Roberto Cremascoli, Gianni Forte, Mazen Khaled, Luigi Gallo, Luca Francesconi, Antonio Marras, Darco Pellos e Wael Shawky, Josep Oriol Esteve, Claudio Magris, Robert Jan van Pelt, Mizue Hasegawa, Annarita Colombo, Jon Padfield, Javier Cercas, Gohar Dashti, Balakrishnan Rajagopal, Anita Likmeta, Valentina Tanni, Silvano Tagliagambe, Felix Azhimov, Giovanni Caprara, Cinzia Zuffada, Pier Luigi Sacco, Matt Leacock, Krystian Lupa, Stefania Vitulli, Alexander Sokurov, Denis Brotto, Mark Salvatus. La copertina è illustrata con un’opera di Mino Maccari: si tratta dell’immagine del pannello di scena con volto riflesso per la parata finale dell’opera “Commedia sul Ponte” di Bohuslav Martinů alla Biennale Musica 1951 (tempera su compensato). Il numero è illustrato con le fotografie provenienti da: Archivio Storico della Biennale; Fototeca Cinema; Sfeir-Semler Gallery; Lisson Gallery; Lia Rumma; Barakat Contemporary; Museo Nacional del Prado; Scala, Firenze; New Picture Library; Summerfield Press; Carlo Valsecchi; Collezione Maramotti; Elvert Bañares; National Commission for Culture and the Arts NCCA – Philippine Arts in Venice PAVB. Sono presenti, inoltre, le fotografie di Stefano Graziani, Junpei Katayama e Jon Padfield, Carlo Valsecchi, Gohar Dashti, Luca Capuano, Lorenzo Pesce, Gabrielle Traversat, Toni Fabris, Joan Fontcuberta, Jason Larkin, Masahisa Fukase.

N. 3/25. Titolo: Materia Prima / Raw Material
Contributi di: Maurizio Ferraris, Massimo Cacciari, Giorgio Marengo, Damiano Michieletto, Cesare Bisantis, Oge Obasi, Antony Hamilton, Xu Jiang, Michelangelo Frammartino, Luca Buoncristiano, Massimo D’Anolfi, Bruce Sterling, Raqs Media Collective, Daniele Cassioli, Giovanni Agosti, Giuseppe Bartolucci, Piero Genovesi, Pietro Li Causi, Davide Brullo, Hugo Mujica, Gino Gerosa, Vincenzo Milanesi, Arthur Duff, Arcangelo Sassolino, Alberto Biasi, Debora Rossi, Erzë Dinarama. La copertina è firmata dall’artista Mari Katayama con l’opera on the way home #005 (2016), mentre la quarta di copertina presenta leave-taking #013 (2021), sempre di Mari Katayama, che ha partecipato alla Biennale Arte 2019. Il numero è illustrato anche con le fotografie provenienti da: Archivio Teatro Stabile di Torino; Fototeca Cinema; Fototeca Teatro; Flowers Gallery; Studio Ancarani, ZERO…, Isabella Bortolozzi Galerie. Sono presenti, inoltre, le fotografie di Ela Bialkowska - OKNO Studio, Massimo D’Anolfi, Davide Ferrante, Pieter Hugo, Nadav Kander, Michele Palazzi, Pamela Randon, Italo Rondinella, Martin Usborne, Michael Wolf. Le illustrazioni sono di Lorenzo Mattotti.

N. 4/25. Titolo: Applicazioni / Applications
Contributi di: Luigia Lonardelli, Umberto Eco, Massimo Sterpi, Stefano Micelli, Brendan Cormier, Diane De Clerq, Daniele Torcellini, Âniko Ferreira da Silva, Giuseppe Donnaloia e Pavlos Mavromatidis, Marco Santi, Stefano Salis, Lilli Hollein, Virgilio Villoresi, Giovanni Leone, Yervant Gianikian, Giovanni Bonotto, Padre Simone Raponi, Fuyumi Namioka, Francesca Ummarino, Stefano De Matteis, Elias e Yousef Anastas, Marta Cuscunà, Deyan Sudjic, Bjarke Ingels, Tim Reeve, Elisabeth Diller, Álvar González-Palacios, Julio Luzán, Julian Schnabel. In copertina una stampa cromogenica dell’artista tedesco Andreas Gursky, “Nha Trang” (2004), che raffigura schiere sparse di donne impegnate a intrecciare sedie e ceste di bambù sul pavimento di un capannone industriale nella città costiera vietnamita di Nha Trang. Sono presenti, inoltre, i servizi fotografici di Iwan Baan, Michele Borzoni, Rachele Savioli, Matteo De Mayda, Alessio Miraglia, Antonio Biasiucci, Daniele Borghello, Martino Gamper, Lorenzo Castore.

1/26. Titolo: Alfabeti / Alphabets
Contributi di: Gilles Kepel, Giorgio Marrapodi, Frédéric Bonnaud, Valeria Della Valle, Arturo Pérez-Reverte e Tommaso Santambrogio, Ermanna Montanari, Hans Ulrich Obrist, Visar Zhiti, Line Langebek Knudsen, Paulo Mendes da Rocha, Luca Valtorta, Letizia Michielon, Debora Rossi, Cesare Pietroiusti, Valentina Casali, Angela Guzman, Keith Broni, Maria Luisa Frisa, Giorgio Andreotta Calò, Christopher Hampton e Monica Capuani, Sonia Folin, Silvia Pareschi, Emma Dante, Silvio Ranise e Nicola Grandi, Tsai Mingliang, Gabriele Mainetti, Tomaso Binga, Manuela Furnari, Peter Joch.

Nota storica

La rivista della Biennale di Venezia 1950-1971
In considerazione del grande successo della XXIV Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale del 1948, la prima dopo la Seconda guerra mondiale, già nei primi mesi del 1950 l’Ente decise di pubblicare una rivista con l’intenzione di farne l’organo ufficiale di promozione delle sue manifestazioni. L’idea era dar vita a una rivista trimestrale intitolata ‘La Biennale di Venezia’. L’immagine di copertina variava ogni volta in relazione alle attività della Biennale e la rivista sin dagli inizi si presenta come un oggetto prezioso, di grande formato, molto curata dal punto di vista editoriale, inserzioni in carte diverse e di diversa consistenza, molte immagini ricercate, per lo più in bianco e nero, ma anche con tavole a colori che nel tempo andarono aumentando. Titolo di inizio è: La Biennale di Venezia. Rivista trimestrale di arte cinema musica teatro moda. Il numero di lancio parte nel luglio 1950 ed è costituito da 50 pagine di testo, 5 tavole a colori e 65 tavole in bianco e nero. Casa editrice: Vittorio Alfieri, Firenze; Stamperia: Carlo Ferrari, Venezia. Il Comitato di redazione è costituto dal Presidente dell’Ente Giovanni Ponti, dal Segretario generale Rodolfo Pallucchini, il direttore responsabile della rivista è Elio Zorzi (capo ufficio stampa) che si avvale dei seguenti collaboratori: Umbro Apollonio (responsabile ASAC), Antonio Petrucci, Giovanni Piccini, Adolfo Zajotti, Ferdinando Ballo.

Seconda fase della rivista 1960-1971
Il numero doppio 36/37 luglio-dicembre 1959 è l’ultimo di una fase di transizione. Pallucchini aveva lasciato l’incarico alla Biennale nel 1957 e al suo posto era arrivato Gian Alberto Dall’Acqua. La direzione della rivista viene presa in mano da Apollonio, con nomina ufficiale nel ruolo dal 1958, che lavora da subito in grande sintonia con Wladimiro Dorigo. L’orientamento meno accademico impostato da Apollonio tende a dare spazio alle istanze dell’arte delle nuove generazioni, ad aggiornare ulteriormente l’aspetto del periodico in chiave meno patinata. Il cambio di passo si nota bene dal numero 40 del luglio-settembre 1960: viene cambiato nuovamente il font, aumentano i contributi di carattere critico, le immagini sono per lo più in bianco e nero. La rinnovata linea vuole dare “ampio margine ai dibattiti della critica più cogenti in un connubio di aspetti formali storici estetici che l’odierna arte mondiale propone e sviluppa”. Viene inoltre deciso che la rivista sarà pubblicata in proprio dalla Biennale, senza coinvolgere altri editori più o meno rinomati, sempre in difficoltà con le vendite. Questa linea editoriale si conserva fino agli anni Settanta, quando al posto della rivista a partire dal 1975 saranno pubblicati gli Annuari diretti da Dorigo.