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Biennale Danza 2022: un festival per artisti e opere senza confini
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Biennale Danza 2022: un festival per artisti e opere senza confini

Intitolato Boundary-less, il 16. Festival Internazionale di Danza Contemporanea si svolge dal 22 al 31 luglio 2022 con oltre 100 artisti per 42 appuntamenti.

Biennale Danza 2022
Boundary-less

Oltre 100 artisti per 42 appuntamenti - tra spettacoli dal vivo, installazioni, performance, mostre fotografiche, film conversazioni, workshop e masterclass - nei 10 giorni – dal 22 al 31 luglio – del 16. Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto dal coreografo britannico Wayne McGregor e prodotto dalla Biennale di Venezia.

Sono tutte novità gli spettacoli proposti dal 16. Festival intitolato Boundary–Less, che invita il pubblico a un’esperienza di danza senza confini, accompagnandolo nel mondo di grandi danzatori, coreografi, artisti.

“Cosa significa oggi per un artista o un’opera essere senza confini? – scrive McGregor. Il ‘fare arte’ non è forse, di per sé, l’atto attraverso il quale superiamo confini, limiti, barriere? Un modo per re-immaginare? Una nuova modalità di pensare? L’arte, quindi, è forse lo spazio che sta nel mezzo di tutte le possibili soglie. I lavori e gli artisti di questo secondo anno non sono catalogabili, sfuggono alla singola definizione, in quanto trascendono il genere e il mezzo espressivo con cui lavorano… Il loro essere senza confini apre nuove strade al fare arte e offre al pubblico sfide inedite in materia di percezione e interpretazione”.

Il programma

Diversi i lavori commissionati o co-commissionati dalla Biennale che debutteranno in prima mondiale al 16. Festival: Petrouschka di Saburo Teshigawara, Leone d’Oro alla carriera che inaugura il Festival al Teatro Malibran il 22 luglioCarnación di Rocío Molina, Leone d’Argento, esponente di punta del nuovo flamenco (Teatro alle Tese, 27 luglio), Fo:NO di Diego Tortelli, vincitore del primo concorso dedicato dalla Biennale alla coreografia italiana. Il suo immaginifico progetto coreografico ci fa entrare nel corpo attraverso la gola per un esperimento sonoro e viscerale in cui si mescolano beat boxing, politica identitaria e danza, in tutta la sua complessità (Tese dei Soppalchi, 23 e 24 luglio).

Il 16. Festival presenta spettacoli in prima mondiale affiancati a novità europee e italiane, fra capofila della danza mondiale e nuove voci.

Un titolo “capitale” della danza e del teatro che vanta importanti antecedenti - da Balanchine a Brecht-Weill e Pina Bausch: The Seven Sins della Gauthier Dance: (Teatro Malibran, 26 luglio) riunisce sullo stesso palco sette coreografi di prima grandezza, sette diversi mondi artistici per i sette peccati capitali - Aszure Barton, Sidi Larbi Cherkaoui, Sharon Eyal, Marco Goecke, Marcos Morau, Hofesh Shechter e Sasha Waltz.

Con potere sciamanico Rudi Cole e Júlia Robert di Humanhood fondono nel linguaggio del corpo fisica moderna e misticismo orientale offrendo in Infinite uno spettacolo che è anche meditazione (Teatro Piccolo Arsenale, 28 e 29 luglio). A.I.M di Kyle Abraham, voce potente di una visione politica della danza che programmaticamente si impegna a nutrire della storia e della cultura Black, sarà a Venezia con Requiem: Fire in the Air of the Earth, frutto della collaborazione con la fuoriclasse della dance elettronica Jlin (Teatro Malibran, 31 luglio); mentre la danza espansa di Trajal Harrell, che metabolizza Vogue dance, postmodern, butoh, ricerca e cultura pop, arriva alla Biennale con Maggie the Cat, dal celebre testo e l’altrettanto celebre film La gatta sul tetto che scotta, per interrogarsi su potere, gender, intolleranza, inclusione (Teatro Piccolo Arsenale, 23 luglio). Sono confini e barriere reali quelle infrante da Marrugeku, compagnia interculturale che riunisce artisti indigeni e non, unica nel suo genere in Australia, sotto la guida della coreografa Dalisa Pigram e la regista Rachel Swain: Jurrungu Ngan-ga [Straight Talk] (Teatro alle Tese, 30 e 31 luglio) è un grido di libertà per l’abolizione di tutte le forme di violenza, oppressione, confinamento.

Installazioni

Si spingono oltre i limiti dello spazio reale rendendo visibile l’invisibile Tobias Gremmler con l’installazione scenica digitale di Fields e Blanca Li con la danza in V/R di Le bal de Paris, dove reale e virtuale si confondono.

Indigo Lewin, esponente di una nuova generazione di fotografi radicali, che mette al centro della sua ricerca il corpo, svelerà i suoi intimi ritratti di danza, colti durante la sua residenza alla Biennale Danza 2021.

Biennale College Danza

Cuore pulsante del Festival, i partecipanti di Biennale College saranno protagonisti di due importanti appuntamenti: Swing, coreografia site specific commissionata dalla Biennale a Saburo Teshigawara e Event, che ripensa il famoso Piazza San Marco Event di Merce Cunningham realizzato 50 anni fa a Venezia; i costumi degli artisti sono stati disegnati da Matthieu Blazy per Bottega Veneta, sulla scia delle ricercate collaborazioni tra le arti di Cunningham. Lo spettacolo itinerante è frutto della collaborazione tra Biennale College, l’Archivio Storico della Biennale e il Cunningham Trust.

Completa l’omaggio a Cunningham il film d’arte Craneway Event, ultima sperimentazione del coreografo americano intorno alla pellicola, complice l’artista Tacita Dean.

Rassegna film, incontri, laboratori

A Day of Films featuring our Festival Artists è una giornata non stop di proiezioni video-cinematografiche di ogni genere, misura e formato con documentari, videoclip, microfilm, tutto quanto sia danza sul film e nel film.

Incontri e laboratori con gli artisti presenti al Festival completano il programma.


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