fbpx Biennale Danza 2026 | Soa Ratsifandrihana - Fampitaha, Fampita, Fampitàna
La Biennale di Venezia

Your are here

Danza

Soa Ratsifandrihana - Fampitaha, Fampita, Fampitàna

Anno e durata:2024, 80’ (prima italiana)
Coreografia:Soa Ratsifandrihana
Ideazione:Audrey Mérilus, Stanley Ollivier, Soa Ratsifandrihana
Con:Audrey Merilus, Stanley Ollivier, Elsy Robert
Musica:Joël Rabesolo
Drammaturgia:Lily Brieu Nguyen
Collaborazione artistica:Jérémie Polin Razanaparany aka Raza, Amelia Ewu, Thi Mai Nguyen
Collaborazione drammaturgica:Sékou Séméga
Direttore delle prove:Anika Edström Kawaji
Disegno luci:Marie-Christine Soma
Costumi:Harilay Rabenjamina
In collaborazione con:Théâtre Varia
Sound design:Chloé Despax, Guilhem Angot
Video:Valérianne Poidevin, Antoine Chambre
Produzione tour:Kintana (Bruxelles)
In collaborazione con:La Cordiale
Co-produzione:Kaaitheater, Kunstenfestivaldesarts, Théâtre Varia, Charleroi danse, MC93 (Maison de la Culture de Seine-Saint-Denis), ICI (Centre chorégraphique national Montpellier Occitanie, Centre chorégraphique national d’Orléans, Le Gymnase-CDCN Roubaix, La Place de la Danse-CDCN Toulouse/ Occitanie, Fonds Yavarhoussen, Tanz im August/HAU Hebbel am Ufer, Fonds Transfabrik, La Coop asbl, Shelter Prod, A-CDCN

Descrizione

Danzatrice e coreografa franco-malgascia, Soa Ratsifandrihana va alla ricerca di un vocabolario che riconnetta i figli della diaspora ai loro luoghi di origine per reinventare le proprie radici. Fampitaha, fampita, fampitàna in malgascio significa confronto, trasmissione, rivalità: è il richiamo a una tradizione dell’800, antesignana delle moderne gare di ballo, e il recupero di una lingua dei gesti appartenente a una memoria preesistente alla colonizzazione. In scena quattro corpi – tre danzatori e un polistrumentista - emergono dal loro silenzio, offrendosi alla possibilità del linguaggio: si sfidano, si scelgono a vicenda e si purificano dagli (strati di) violenza che li costituiscono. Secondo capitolo di un dittico iniziato con il documentario Rouge Cratère, lo spettacolo prosegue il dialogo con il proprio passato lontano, legato alle tradizioni e alle culture caraibiche di Haiti, Martinica, Guadalupa oltre che del Madagascar. Una narrazione che trova forza nella pluralità, in cui la frantumazione di queste esperienze è vibrante quanto la loro riappropriazione.


Condividi su

Share on FacebookShare on XShare on LinkedINSend via WhatsApp
Biennale Danza
Biennale Danza