| Anno e durata: | 2024, 80’ (prima italiana) |
|---|---|
| Coreografia: | Soa Ratsifandrihana |
| Ideazione: | Audrey Mérilus, Stanley Ollivier, Soa Ratsifandrihana |
| Con: | Audrey Merilus, Stanley Ollivier, Elsy Robert |
| Musica: | Joël Rabesolo |
| Drammaturgia: | Lily Brieu Nguyen |
| Collaborazione artistica: | Jérémie Polin Razanaparany aka Raza, Amelia Ewu, Thi Mai Nguyen |
| Collaborazione drammaturgica: | Sékou Séméga |
| Direttore delle prove: | Anika Edström Kawaji |
| Disegno luci: | Marie-Christine Soma |
| Costumi: | Harilay Rabenjamina |
| In collaborazione con: | Théâtre Varia |
| Sound design: | Chloé Despax, Guilhem Angot |
| Video: | Valérianne Poidevin, Antoine Chambre |
| Produzione tour: | Kintana (Bruxelles) |
| In collaborazione con: | La Cordiale |
| Co-produzione: | Kaaitheater, Kunstenfestivaldesarts, Théâtre Varia, Charleroi danse, MC93 (Maison de la Culture de Seine-Saint-Denis), ICI (Centre chorégraphique national Montpellier Occitanie, Centre chorégraphique national d’Orléans, Le Gymnase-CDCN Roubaix, La Place de la Danse-CDCN Toulouse/ Occitanie, Fonds Yavarhoussen, Tanz im August/HAU Hebbel am Ufer, Fonds Transfabrik, La Coop asbl, Shelter Prod, A-CDCN |
Soa Ratsifandrihana - Fampitaha, Fampita, Fampitàna
Descrizione
Danzatrice e coreografa franco-malgascia, Soa Ratsifandrihana va alla ricerca di un vocabolario che riconnetta i figli della diaspora ai loro luoghi di origine per reinventare le proprie radici. Fampitaha, fampita, fampitàna in malgascio significa confronto, trasmissione, rivalità: è il richiamo a una tradizione dell’800, antesignana delle moderne gare di ballo, e il recupero di una lingua dei gesti appartenente a una memoria preesistente alla colonizzazione. In scena quattro corpi – tre danzatori e un polistrumentista - emergono dal loro silenzio, offrendosi alla possibilità del linguaggio: si sfidano, si scelgono a vicenda e si purificano dagli (strati di) violenza che li costituiscono. Secondo capitolo di un dittico iniziato con il documentario Rouge Cratère, lo spettacolo prosegue il dialogo con il proprio passato lontano, legato alle tradizioni e alle culture caraibiche di Haiti, Martinica, Guadalupa oltre che del Madagascar. Una narrazione che trova forza nella pluralità, in cui la frantumazione di queste esperienze è vibrante quanto la loro riappropriazione.